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sabato 10 giugno 2017

Georg Mosbacher - VDP Gutswein Riesling Trocken 2016

🍇 100% Riesling - 12.5%


Una bevuta senza troppi pensieri, un Riesling "da sete"...

Stuzzica le narici con una fragranza di menta e foglia di agrumi, le accarezza con una dolcezza intensamente bianca di fiori e pesca, quasi ad un soffio dell'aromaticità.

Fresco e saporito come una granita al limone, scorre allegro con una decisa vibrazione salina, mostra persino un certo spessore, una maturità che rende merito al Palatinato, la zona più calda del vigneto tedesco.

Nella sua semplicità definisce molto bene il vitigno senza strafare, la cantina Mosbacher è a Forst, zona di vini longevi, ma questo Riesling non doveva passare l'estate e così è stato.



Bottiglia divertente e di soddisfazione...

venerdì 9 giugno 2017

Weingut A.Kesseler - Rheingau Qualitätswein Pinot Noir 2013

🍇 100% Pinot Noir - 13.5%


Frutto un pò troppo dolce e un pò troppo scuro per i miei gusti, anche il floreale, così intenso e carnoso, viaggia sopra alle righe.

Sorso che inizia decisamente vellutato, ma evolve presto in un finale dalla ruvidità intensamente speziata. Di forza aromatica ne ha parecchia, forse la sua caratteristica migliore.

Davvero particolare, fuori dai canoni, non per questo meno degno di attenzione... un grazie a Luigi, grande talent scout di Riesling.



venerdì 2 giugno 2017

TEEM... - “Nero Come un Pinot” ONAV Monza 30/05/2017

TEEM è la “Tangenziale Esterna di Milano”, una grandissima invenzione che mi ha portato dal lavoro allo Sporting Club di Monza in un attimo, per godermi il vino che amo, in buona compagnia, guidati da persone che mettono tecnica e tanta passione nei loro racconti.


Daniele é enologa, mi piace il suo modo di porsi nell'esposizione, il conquistare la sala anche con il linguaggio del corpo, la voce bene modulata, i movimenti delle mani che parlano e catturano gli occhi.

Marco ci ha raccontato il suo sogno, nato durante tanti viaggi in Borgogna e da realizzare sulle Colline Vicentine. Le sue bollicine sono già una bella realtà, gli spumanti Italiani più intensi e completi sentiti negli ultimi anni, sul Pinot Nero, invece, é stato il mio primo assaggio in assoluto.

Come sono i suoi vini? Sono vini di spezia, sono vini di terra, sono vini potenti dall'impostazione austera e il tannino maturo, un naso particolare che cattura, la bocca di impatto.

Certamente non danzano in punta di piedi, la dinamica del sorso si pone in secondo piano per lasciar spazio all'espressività dei profumi, piuttosto che essere caricaturali imitazioni di territori completamente diversi, giocano il campionato dei climi caldi imposto dalla posizione dei vigneti.


Nella mini-verticale il 🍷 Pinot Nero 2013 ha naso di cenere, incenso e menta, con tutta la Borgogna che ho ascoltato negli ultimi tempi mi é scappato il termine “monastico”! Rotondo in bocca, dal volume importante, una bevuta da accompagnare assolutamente al cibo.

Il 🍷 2011, servito da magnum, é figlio di un'annata calda che ha costretto Marco a vendemmiare in anticipo tenendo brevi le macerazioni, per evitare un profilo fruttato tendente al “cotto”. Ci é riuscito... nei profumi escono l'arancia e il mandarino, ricordi di terra umida, il sorso ha una struttura equilibrata, tuttavia l'espressività aromatica non é così decisa, forse proprio per le uve raccolte a maturazione fenolica non ottimale.

Nel 🍷 Pinot Nero 2010, sempre in magnum, i profumi hanno invece la pienezza di un'annata felice, un naso espresso in spezie, pepe, eucalipto, piccolo frutto, un accenno di fiori appassiti, rosa e garofano. In bocca uno sviluppo più sereno, equilibrato, con un finale di cacao e caffè. Paradossalmente, fra le 3 bottiglie, quella dall’impressione più giovane.


I vini di Marco sono stati serviti per ultimi, la serata era iniziata con una panoramica sul Pinot Nero dell'Alto Adige, aperta del 🍷 “Pigeno” 2014 di Stroblhof, dai ricordi di spezie dolci, vaniglia, terra e ciliegia matura. In bocca intenso e dal calore avvertibile, con persino un tannino che si fa dare del Lei.

Lo ha seguito la 🍷 Riserva “Mazon” 2013 di Hofstätter, dalla tonalità granato scura, profumi di gelatina di fragola, ferro, terra rossa, un profilo solare confermato anche nel sorso, sereno e più maturo del precedente, dagli aromi di arancio e il finale tostato. Il contributo del legno deve ancora integrarsi, con i minuti un soffio di violetta arricchirà il calice.

Un'iniziale grande timidezza per la 🍷 Riserva “Hausmannhof” 2012 di Haderburg, restia a concedersi, chiusa su ricordi prevalentemente vanigliati, nonostante una tonalità rubino davvero luminosa. L'abbiamo aspettata e non ha deluso... prima sono arrivate resina e bacche rosse, poi chinotto, erbe aromatiche e incenso, dimostrando un bellissimo rapporto con l'ossigeno, il migliore della serata. Il bocca paga una temperatura più alta di come lo avrei desiderato, si pone con un'impressione dolce e glicerica, ma il finale ha una pulizia esemplare.

Il colore più particolare lo ha offerto la 🍷 Riserva “Abtei Muri” 2012 di Muri Gries sotto forma di un rubino violaceo molto concentrato. Particolare anche nei profumi, fumé, dal piccolo frutto nero e surmaturo a cui nei minuti si sono aggiunti inattesi fiori gialli. Sorso molto contratto, quasi sciropposo, fin troppo morbido, lontano da quello che mi attendo da un Pinot Nero.

Chiusura in bellezza della sezione Alto-Atesina con la 🍷 Riserva 2012 di Stroblhof, il fratello maggiore del “Pigeno”, granato luminoso dal profilo olfattivo fresco e speziato di arancia candita, cacao e cannella. Elegante in bocca, setoso, dal tannino levigato e un’aromaticità fruttata con sfumata boisé, finale lunghissimo.

Decisamente la bottiglia più rifinita della serata, figlia del magico terroir di Pigeno in Appiano Alta, esposizione ottimale in pieno Est, dove la frana di Ganda incanala aria fredda da quasi mille metri di quota che scende all’interno delle rocce e sbuca in basso all'altezza dei vigneti, abbassandone la temperatura.

Bella serata, come compagnia non potevo chiedere di meglio.


🍷 Weingut Stroblhof – Südtiroler Blauburgunder “Pigeno” 2014
🍷 Hofstätter – Südtiroler Blauburgunder Riserva “Mazon” 2013
🍷 Haderburg - Südtiroler Blauburgunder Riserva “Hausmannhof” 2012
🍷 Muri Gries - Südtiroler Blauburgunder Riserva”Abtei Muri” 2012
🍷 Weingut Stroblhof – Südtiroler Blauburgunder Riserva 2012
🍷 Marco Buvoli – Pinot Nero del Veneto 2013
🍷 Marco Buvoli – Pinot Nero del Veneto 2011 (magnum)
🍷 Marco Buvoli – Pinot Nero del Veneto 2010 (magnum)

Con Marco mi sono sentito al telefono il giorno dopo, avevo alcune curiosità nate trascrivendo gli appunti, è stato davvero gentile, una chiacchierata piacevole, un bello scambio di opinioni, gli auguro davvero tutto il bene possibile per il suo sogno.



domenica 21 maggio 2017

Comincio da Serralunga... - “Ettore Germano” AIS Reggio Emilia 11/05/2017

Dopo la “A” di Alto Adige, la “B” di Borgogna, la “C” di Champagne, mi sono accorto di aver lasciato indietro la “B” di Barolo, in qualche modo bisogna pur rimediare perché davvero, sull'argomento, non so quasi un tubo.


Fa sorridere che fra i vini di Ettore Germano conosca meglio il Riesling del suo Nebbiolo, ma é una pura questione di inclinazione, é più facile che a casa il pranzo o la cena si abbinino ad una bianco, piuttosto che ad un rosso.

Il Barolo si affaccia al 2017 con 170 nuove MGA, le Menzioni Geografiche Aggiuntive, un numero enorme che incute rispetto, e che dovrebbe fare pensare, sancendo differenze, ma non gerarchie.

Se da un lato le differenza si possono cercare nel bicchiere, per le gerarchie il discorso diventa più complicato, considerando anche che il clima cambia e questo influenza non poco i vini, con Barolo che ormai sfiorano l'asticella dei 15° nel bicchiere.

Nella mia ignoranza potrei anche sbilanciarmi nel dire che i tanti calici che mi sono passati davanti, figli di una stessa mano, qualcosa hanno raccontato e tutto sommato un'immagine dei vigneti d'origine in qualche modo si é delineata.

3 Cru del Barolo di Serralunga, perché alla fine questo è il concetto delle MGA, con caratteri comuni e le loro differenze... l'impressione avuta é quella di un terroir che, in generale, marchi i vini con sentori terreni di humus, tartufati e conditi di spezie. Tannino di grande intensità comunque maturo, il frutto che anno dopo anno guadagna qualcosa sulle sensazioni autunnali.

Prapò e Cerretta separati da poche centinaia di metri, di fatto gemelli diversi, seppur guidati dalla stessa mano, quella di Sergio Germano, hanno una crescita che li porta progressivamente a sviluppare un carattere autonomo. Sulla distanza il primo si ingentilisce, si esalta al contatto con l'aria, guadagna un'eleganza che stacca il fratello, libera aromi agrumati che finalmente superano il sottobosco.

Come degna chiusura la Riserva Lazzarito... ci si avvicina a Serralunga, di strada non é che se ne faccia poi tanta ma é già un'altra collina, l'esposizione gira verso Est, le differenze cominciano ad essere più marcate, espresse in un sorso più posato, dall'intensa impronta minerale, balsamicità di profumi che nei precedenti non ho colto così precisa, un frutto piccolo, rosso e nitido.

Grazia innata ed evidente, un bellissimo vino che mi sono goduto fino all'ultima goccia.

In comune a tutti il bellissimo rapporto con l'aria, a cominciare dal Langhe Nebbiolo 2015, che partito da un piccolo frutto in lotta con ricordi erbacei, ha concluso la serata sfoggiando una vinosità estremamente serena.

Di seguito i vini degustati:

🍷 Langhe Doc Nebbiolo 2015 (🎲 84pt)
🍷 Barolo Docg del Comune di Serralunga 2012 (🎲 84/85pt)
🍷 Barolo Docg Prapò 2012 (🎲 89pt)
🍷 Barolo Docg Cerretta 2012 (🎲 87pt)
🍷 Barolo Docg Prapò 2009 (🎲 92pt)
🍷 Barolo Docg Cerretta 2009 (🎲 89pt)
🍷 Barolo Docg Riserva Lazzarito 2009 (🎲 93pt)

Prima di passare al Nebbiolo, un assaggio della voglia “bianchista” di Sergio che raggiunge la punta massima nell'“Hérzu” 2015, inebriante nei profumi del Riesling giovane, pieno e caldo come si conviene alla latitudine in cui é coltivato. Gli posso sono imputare un dialogo con l'ossigeno non proprio facile.

Gli spumanti non mi hanno toccato il cuore, l'Alta Langa 2013 sboccato da neanche un mese, sensazioni gustative centrate, tuttavia un pò semplice, con profumi e aromi fin troppo corretti, certamente colto in un momento particolare della sua evoluzione.

Langhe Nascetta una bevuta inconsueta, nocciolata, calda, quasi tannica, mi sono accorto durante il buffet che stava molto bene con cibi dalla sapidità spiccata.

Il “Rosanna”, Rosé Brut da uve nebbiolo in purezza ha un bellissimo colore, profumi tipici ma nel sorso non riesco a trovare un filo d'intesa... come per altro mi capita sistematicamente con gli spumanti da questo vitigno. Può essere che sia una mio problema, ma trovo sempre che abbiano una rusticità che non riesco ad associare al Metodo Classico.

🍷 Alta Langa Docg Brut 2013 (🎲 82pt)
🍷 Langhe Doc Nascetta 2015 (🎲 82pt)
🍷 Langhe Doc Riesling “Hérzu” 2015 (🎲 87pt)
🍷 VsQ Brut Rosé “Rosanna” 2014 (🎲 80pt)

A fine serata un assaggio dei formaggi della "Boutique dei Formaggi e Salumi" di Giovanni Gazzetti, che già con prodotti diversi aveva allietato il buffet.


Nell'ordine “Bianco di Capra”, da 100% latte di capra crudo, “Toma del Maccagno” del Biellese, prodotta con il100% latte vaccino e infine un “Castelmagno”, finalmente davvero erborinato, letteralmente spettacolare.


Servizio e accoglienza della Delegazione di Reggio che può essere preso come esempio di professionalità, relatore che ha saputo trasferire la sua passione, la presenza di Sergio ed Elena in sala davvero impagabile.


 ðŸ· Alta Langa Docg Brut 2013 (🎲 82pt)
🍇 80% Pinot Nero, 20% Chardonnay


Colore magnifico e perlage abbondante, ma l'incanto finisce agli occhi, perché nei profumi porta una semplice fragranza di lieviti, leggera tostatura, agrumi solitari protagonisti con appena un supporto floreale giallo. La bollicina si conferma vigorosa in bocca, tuttavia apre ad una sensazione appena acquosa e fin troppo citrina che nel complesso lo rende esile e passante.


🍷 Langhe Doc Nascetta 2015 (🎲 82pt)
🍇 100% Nascetta


Colore caldo, apre con profumi nocciolati, seguiti da pesca e cedro. Sorso avvolgente, quasi dallo spessore tannico, la freschezza non é il primo protagonista, morbido e dal finale ammandorlato.


🍷 Langhe Doc Riesling “Hérzu” 2015 (🎲 87pt)
🍇 100% Riesling Renano


All'inizio ha difficoltà ad aprirsi, poi arrivano gli agrumi, i fiori bianchi, sabbia, ricordi erbacei che arrivano quasi alla salvia, lavanda, propoli, infine il Riesling giovane dispiega le ali, disegna colori bianchi, aggiunge miele e litchi. Sorso vibrante che gioca fra apparente dolcezza e evidente sapidità, riscalda e porta aromi di ardesia e cedro, volume degno delle latitudini meridionali in cui viene coltivato, una bella chiusura pulita. Ricordi di pietra grigia a bicchiere vuoto, perderà in definizione nel corso della serata. Prodotto con il 10% delle uve colpito da Botrytis.


🍷 VsQ Brut Rosé “Rosanna” 2014 (🎲 80pt)
🍇 100% Nebbiolo


Petalo di rosa dalla sfumatura ramata, riempie di spuma il bicchiere senza evidenziare perlage. Apre su note di cipria, lampone, arancio, rosa, senza però spiccare in fragranza e vivacità. In bocca la carbonica invece é corretta, risulta dall'inizio diluito, poi accenna ad un ritorno succoso, per arrivare ad una chiusura incerta, calda. L'evoluzione dei profumi nel bicchiere non sarà positiva. Da uve Nebbiolo raccolte ad inizio settembre quando raggiungono 10.5/11° di alcol potenziale conservando almeno 10/11 g/l di acidità, pressatura soffice che estrae pochissimo colore. Spero prima o poi di trovare un Metodo Classico da Nebbiolo che mi faccia cambiare idea.


🍷 Langhe Doc Nebbiolo 2015 (🎲 84pt)
🍇 100% Nebbiolo


Rubino con orlo appena granato, vivace e di grande trasparenza. Il naso ha un esordio erbaceo condito di piccoli frutti dolci, mirtillo e mora, amarena, rosa rossa, nel complesso giustamente giovanissimo. Il sorso é dolce, sottilmente amaricante, il tannino é presente, freschezza come comprimaria, l'aromaticità di ciliegia. Un'iniziale intensità lascia spazio ad un finale di mandorla, sarebbe ingiusto richiedere estrema finezza da una bottiglia di ingresso, per altro avrà una meravigliosa evoluzione vinosa a bicchiere vuoto.


🍷 Barolo Docg del Comune di Serralunga 2012 (🎲 84/85pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato magnifico dalla trasparenza esemplare. Porta ricordi di fragolina, sottobosco, leggeri sentori tartufati, cuoio, in un dualismo fra austerità e gioventù che si rincorrono, alla rotazione i ricordi terrosi si amplificano ed emerge qualche incertezza. Bocca particolare, ricca di freschezza trattenuta da una componente tannica polverosa e asciugante, ostico ma di carattere. Regala in chiusura aromi di tisana e cannella, il naso vira minuto dopo minuto verso il chinotto. Vigne fra i 5 e i 20 anni, 20/25gg di macerazione.


🍷 Barolo Docg Prapò 2012 (🎲 89pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato con orlo aranciato, una bella trasparenza e vivacità. Naso di arancio, fumo, spezie, piccoli frutti rossi, melograno, ricordi terziari di cuoio, vernice e acetone. Il sorso ha un attacco dolce, poi l'acidità agrumata sale in primo piano, il tannino forte ma stratificato, un sapore che spazia dalla ciliegia, ai cereali, ai fiori gialli. Un bellissimo rapporto con l'aria, che alla fine ne farà salire il punteggio, trova infine un naso nitido di violetta appassita e scorza d'arancio.


🍷 Barolo Docg Cerretta 2012 (🎲 87pt)
🍇 100% Nebbiolo


Rubino trasparente con orlo granato, sempre vivace e ben disposto a lasciar passare la luce. Un naso delicato, con gli aromi di sottobosco che rompono la timidezza, alla rotazione i ricordi animali diventano più intensi, poi escono le sensazioni eterne. Bocca dalla dolcezza fruttata, un nitido mirtillo, una freschezza viva e saporita, il tannino appena più sfumato del precedente, un alcol che si fa sentire. Un bicchiere da accompagnare al cibo, cede in complessità e raffinatezza al Prapò. Macerazione che si spinge fino a 40-45gg, vigneto coltivato su marne di Sant'Agata, il 2012 si conferma come una bella annata.


🍷 Barolo Docg Prapò 2009 (🎲 92pt)
🍇 100% Nebbiolo


Luce di puro cristallo, rubino luminosissimo con sfumatura aranciata ai bordi. Profumi articolati, in prima linea le spezie, poi libro antico, marmellata di fragole, sigaro, tabacco, un'impressione più fresca rispetto ai calici che l'hanno preceduto, mineralità ferrosa, corteccia e terra rossa. Nonostante il tannino importante che é la prima cosa a farsi notare, in pochi attimi diventa un sorso sereno dalla texture vellutata, succoso di agrumi rossi, impregnato di cannella e note fumè, disteso in una lunghezza speziata di melograno. Mano a mano che l'aria lo conquista sembra ringiovanire minuto dopo minuto, davvero appagante nel sorseggiarlo.


🍷 Barolo Docg Cerretta 2009 (🎲 89pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato con orlo aranciato, il filo conduttore di luminosità e trasparenza ancora non vuole spezzarsi. Naso che porta un frutto piccolo e rosso, ribes e fragola, lampone, terra polverosa, fungo, mobili antichi, un soffio di tartufo. In bocca ha freschezza austera, astringenza ferma ma graduale, appena una leggerissima sensazione di evoluzione che in realtà potrei essermi immaginato, gli manca un filo di esplosione aromatica per valicare l'asticella.


🍷 Barolo Docg Riserva Lazzarito 2009 (🎲 93pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato con orlo sfumato in giallo. Quella che potrebbe essere un accenno di riduzione porta all'inizio ricordi minerali e sentori animali, ma nel giro di pochi secondi cambia completamente registro. I profumi diventano nitidi, freschi di gelatina di fragola, prugna sciroppata, stuzzicanti di menta e eucalipto, orientali di spezie e coriandolo, il fascino che riporta continuamente il naso al bicchiere. Bocca saporita e dal tannino levigato, intensità aromatica di mirtillo e cannella, sorso minerale che porta ad una lunghissima e fresca chiusura di chinotto. Unisce alla forza dei calici che lo hanno preceduto, equilibrio ed eleganza, doveva essere la miglior bottiglia e non si é smentita, vola molto in alto. 



Armin Kobler - AA Chardonnay Ogeaner 2015

100% Chardonnay - 13%


L'intensità aromatica che ha in questo momento lo Chardonnay "Ogeaner" 2015 rende pienamente merito a questo straordinario vitigno.

Volete sentire la mandorla? Qui c'è...

Volete sentire il burro? Lo troverete in questo bicchiere...

Volete sentire la vaniglia? La dolcezza di questo calice non mente...

E non ha mai visto barrique nuova nella sua vita, perché lo Chardonnay è così, basta assecondarlo.

Vino sensuale, caldo, avvolgente, dolce e salino, non vorrei infierire con il ricordo di pietra focaia con cui accoglie il naso quando lo si avvicina al bicchiere...

Champagne Ayala - Brut Rosé N°8

 51% Chardonnay, 49% Pinot Noir (5% da vino rosso) – 12%


Ricordi… il giorno dopo, per spogliare una degustazione di quell’esercizio sterile che è la ricerca insistente di sentori e sensazioni, rimane solo ciò che ha colpito davvero, senza appelli.

Bottiglia di Vania, coperta, è il mio turno nell’essere vittima di questo gioco sadico, versa e mi chiede “terroir? vitigno? anno?”

Archiviato mentalmente un “e che Vuoi che ne sappia?”, da ospite non posso tirami indietro… guardo il calice, lo porto al naso, infine bevo.

Il colore è magnetico, splendido ramato, brillante di luce con riflessi sempre diversi, una superficie agitata da infinite bollicine che continuano ad alimentare un’ostinata collarette.

Profumi intriganti, netti il ferro e l’arancia rossa, una tensione amaricante che ricorda il frutto ancora attaccato al suo ramoscello, il ricordo agrumato si fonde a quello della foglia, talmente parte del contesto che non riesce a stonare, diventa una sfumatura preziosa, completa.

Ancora dolcezza, giocata fra spezia e mineralità, intuisco cannella e cipria, un mazzetto di garofani ad avvolgere con discrezione tutto quanto.

Un sorso che porta una carbonica irrequieta… l’aromaticità è forte e in parte coerente, l’arancio diventa chinotto, la sapidità minerale è meno dolce e più ferrosa, riprende il filo conduttore dell’amaricante raffinato aggiungendo appena un filo di controllatissima evoluzione che solo una mano enologica vellutata poteva volere e realizzare.

Avvolgenza senza sfoggiare un dosaggio evidente, nemmeno una percezione stonata di zuccherosità, tutto inserito alla perfezione in un contesto dalle tante facce. Cede appena in profondità, l’impatto alto lascia spazio ad una bocca rasserenata, il rimedio è facile… basta riempire di nuovo il bicchiere.

Sono ancora in ballo e mi tocca ballare, domande aspettano la mia risposta… “Pinot Noir, ma non in purezza”… “non è Aube”, quando me lo confermano azzardo “Montagne de Reims”… “sboccatura recente, Champagne con molti anni ma non tantissimi, non più vecchio del 2007/2008”.

Si vede proprio che era la mia serata… 51% Chardonnay, 49% Pinot Noir di cui il 5% da vino rosso, la tipologia che mi è sempre piaciuta di più fra i Rosé. Vigneti Grand Cru e 1er Cru della Montagne de Reims, sboccatura 10/2015 della magica vendemmia 2008 non rivendicata in etichetta se non nel nome, “Rosé n°8”.

Ho avuto solo una gran fortuna, potevo prenderci come non prenderci, lo Champagne è un mondo enorme che tanti assaggi, per ora, hanno solo scalfito. Sorrido però a quello che ho pensato mentre ne gustavo il sapore… alla “controllatissima evoluzione che solo una mano enologica vellutata poteva realizzare”…

Ayala, maison storica dal 2005 acquisita e rilanciata da Bollinger, lo Chef de Cave è Caroline Latrive, la sensibilità femminile nel giocare con sensazioni complesse e difficili da dominare si avverte in pieno.







Henry Prudhom & Fils – Puligny-Montrachet “Les Enseignières” 2014

 100% Chardonnay - 13%


Una bottiglia rimasta da una serata di chiacchiere e assaggi mi concede il lusso eremitico di poter "cenare", termine del tutto esagerato, per una volta non solo, ma con la compagnia di un calice di Borgogna.

Il mattino seguente avevo ancora negli occhi l'immagine aromatica del primo assaggio, assolata, luminosa, litoranea... appena avvicino il naso al bicchiere la ritrovo subito intatta, ugualmente intensa, così piccante di pepe, fresca di pompelmo, pungente di timo.

La sensazione balsamica di eucalipto apre le narici, lascia insinuare una sottile speziatura dolce di cioccolato, un'ampiezza aromatica che ancora non vuol trovare un confine... ci sono anche resina, pietra focaia e contorni fumé.

Meno dolce di un Meursault, più vicino ad uno Chablis ma con diversa espressione minerale e una maggior impronta speziata, complessità degna di un Puligny da Cru superiore, manca appena di serenità. Esprime tuttavia il fascino unico di quel vitigno straordinario che è lo Chardonnay, esaltato dal suo luogo di elezione.

Sorso vibrante, freschezza e salinità competono per mettersi in primo piano, nella lotta portano un attimo di apparente spessore, alla fine è la prima che prevale, guidando la bocca verso una sensazione asciutta e jodata.

Certamente manca di volume, in bocca gli aromi non hanno così tanti colori, ma scorre libero, quasi da goloso "vin de soif", un vino dal profilo estivo e un sapore profumato di agrumi gialli e fiori di campo.

Poche centinaia di metri nella direzione della pendenza e avrebbe avuto tutto un altro blasone, ma sarebbe stato un vino completamente diverso e dal prezzo irraggiungibile… le classificazioni di Borgogna hanno radici che arrivano dalla geologia del Giurassico medio, decise da fatti che hanno almeno 160 milioni di anni.

Un semplice Village ma giovane, un bel futuro davanti per i prossimi anni senza farne passare tanti, ne ho messa da parte qualche bottiglia, il 2014 è stata una buona vendemmia per i bianchi della Côte d’Or.