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domenica 19 marzo 2017

Buvoli - Vsq Metodo Classico "RiCh"

🍇 Chardonnay, Riesling - 13%


 "ma vuoi anche il RiCh?"

 "e che cos'è?"
 "un esperimento..."


Il colore non arriva al dorato, si ferma prima, ricco, agitato da piccole bollicine, assolutamente giovane.

Quando si avvicina il naso ad uno spumante di Buvoli ci si può aspettare di tutto... questo calice è delicato, elegante, tantissima frutta, gialla e succosa, poi un indizio preciso, lo zucchero filato, lo Chardonnay quando raccolto ben maturo.

Una sfumatura appena erbacea, rinfrescante, la pesca, i fiori, potrebbe essere tutto ma sapendolo non posso che ricondurlo al Riesling.

Nessuna ossidazione, ancora tantissimi fiori...

In bocca di nuovo frutto, più dolce decisamente tropicale, mango, ananas sciroppato, poi i ricordi tostati che condiscono una carbonica dolce e cremosa.

Volume, spessore, questo lo riconduco agli spumanti di Marco, una sapidità agitata che si manifesta sui laterali di bocca.

Nel finale appena una trama di liquirizia, lo spessore come filo conduttore, il carattere è preciso, riconoscibile, senza alcuna concessione.



Marco Buvoli, non sono Pinot Nero

sabato 18 marzo 2017

Garganuda - Soave Doc “Garganuda” 2015

🍇 100% Garganega – 11%



Una bottiglia che ha tanto da raccontare nonostante sia solo alla seconda uscita, la prima intransigente, esasperata eppure già bellissima, questa al confronto raffinata, posata, ma con lo stesso carattere.

Il lotto riporta 16 aprile 2016, viene dalle giornate sui vini naturali organizzata da Dario Daverio a Castellaro Laguselo. Un posto dalla bellezza che toglie il fiato ormai entrato nel mio cuore... un regalo di Luca, compagno storico di zingarate su “Racconti di Vini e Cucine”.

Il produttore é Andrea Fiorini Carbognin, con Lui e i suoi amici un sacco di discussioni più di filosofia che di sostanza, per poi scoprire che di fronte ad una tavola beviamo, mangiamo e ci piacciono le stesse cose.

L'etichetta é bellissima, lascia ad ognuno la possibilità di trovare un proprio significato al disegno stilizzato, qualcosa che venga dall'anima... la figura femminile, sorgente di vita, sostiene il frutto e gli trasmette l'essenza, la linfa, il nutrimento.

La parola più grande, la prima cosa che si legge é SOAVE, a riappropriarsi di una denominazione che era arrivata a spingere le pergole di Garganega a 400 quintali per ettaro, con il solo scopo di numeri... invece può dare vini straordinari.

Il bicchiere é ricco, tanta la materia in sospensione, i profumi dolci, un naso immediato che piacerebbe ad un bambino... inizia con miele d'acacia, confetto, meringa, ananas sciroppato, poi diventa più profondo, viene fuori il fieno, la sabbia, il sole...

Il primo sorso regala una suadenza salata, vibra piccante di quel soffio di carbonica che dopo un anno lo sostiene ancora giovane e vivace, porta in pieno aromi di fiori bianchi per poi chiudere appena burroso su ricordi di mandorla.

Non una sbavatura, nemmeno una concessione all'amaro, un frutto dolce che con freschezza, spessore e un velo di alcol rende questa bottiglia di una bevibilità fuori dal comune...


Garganuda e Riva Arsiglia sono due esempi straordinari di cosa possa regalare quell'uva meravigliosa che é il Garganega, sanno entrambi di mare e di vento, il primo una brezza primaverile, il secondo jodato che spazza la costa.



Domaine Anne Gros – Bourgogne 2013

🍇 100% Pinot Noir – 12.5%



Bottiglia aperta di pura voglia ieri sera, per gustarmela in un abbinamento inconsueto, ma di grande soddisfazione, ora però me la godo alla temperatura che più mi piace.

Se non fosse che potrei stare per minuti ad osservare il magnifico color rubino che dipinge nel bicchiere, una sfumatura piena che tuttavia si lascia attraversare volentieri dalla luce, restituendola esaltata.

Nei profumi si coglie l'amarena, la fragola matura, una speziatura tostata che si fonde e impreziosisce al contributo del legno, un soffio erbaceo da passata di pomodoro, in secondo piano terra umida e persino un velo di di artigianalità di sottofondo.

È l'entry level delle denominazioni, che una mano felice dalla grande sensibilità rossista ha spinto al limite del suo terroir.

Il sorso é succoso, l'aroma descrive piccole bacche rosse e nere, si espande per un attimo per poi concentrare un sapore condito che un timido tannino asciuga lentamente.

Senza cercare una impossibile pienezza, lascia la bocca libera di godersi una sensazione dissetante e scorrevole. Potrebbe essere il cugino francese del “Rouge” di Patrick.







domenica 5 marzo 2017

Domaine des Rouges-Queues - Maranges 1er cru Clos Roussots 2014

🍇 100% Pinot Noir - 12.5%


Rubino pieno, reso più scuro dalla luce soffusa del pomeriggio che ricorda le pietre rosse del centro di Bologna.

Il frutto è finalmente nitido, dalla polpa ricca, rosso e vanigliato all'inizio, poi scorza d'arancio, chinotto, terra ferrosa, cipria, il legno si avverte ma è una pennellata gentile, appena un sospiro fumé... infine la violetta, via via sempre meno timida.

La tostatura si avverte di più in bocca, un peccato di gioventù in un sorso che è anche importante, succoso dal tannino che impone la sua presenza.

Nonostante i contrasti l'impatto gustativo non mi dispiace affatto, ha un bel carattere, e il leggero tepore con cui lascia la bocca mi appaga, così saporito di piccoli frutti scuri.



Mi ci voleva proprio un Pinot Noir come si deve... e nel bicchiere sta respirando molto bene.


sabato 4 febbraio 2017

Bonnet-Huteau - Muscadet Sèvre et Maine "Cuvée l'Heritage" VV 2002

100% Melon de Bourgogne - 12.5%


E ogni tanto si trovano in giro queste curiosità... un Muscadet di quasi 15 anni.

Nel calice offre una sfumatura che appena occhieggia al dorato, il colore ha una densità importante, la luce riflette una esemplare vitalità.

Profumo delicato, ancora non mostra alcuna traccia di evoluzione, il fiore giallo è fresco, la mineralità marina, il frutto un agrume giallo e dolce.

L'aroma di bocca è più intenso, ancor più salino e roccioso, glicerico e saporito di gelatina di albicocca. Il finale lascia un lungo ricordo di ardesia bagnata, forse l'unica tangibile testimonianza di una rispettabile età.



Sorso leggero, che nel bicchiere reagisce bene all'ossigeno, rendendo più nitido e schiarendo il fiore. Decisamente il Muscadet può anche invecchiare, senza perdere nulla della sua natura.

Tango in The Night – Correggio 19/01/2017


Non avevo ancora conosciuto di persona Livia, sapevo che Lei e Vania erano diventate buone amiche, ma trovarla sull'entrata di casa degli amici a Correggio mentre avevo le mani occupate da bottiglie e varie cosette da mangiare, é stata una fantastica sorpresa.


Doveva essere una serata “Cotechino & Champagne” insieme alla formazione storica... Vania, Mario, Alfredo che mi hanno adottato da quando per lavoro mi sono trasferito in quel di Reggio. Sapevamo di un ospite misterioso, ma che fosse proprio Livia chi se lo poteva immaginare?

Posso solo confermare quanto mi aveva detto in tempi non sospetti Vania, dal vivo è ancora più bella che in foto... 


Straordinariamente tutti puntuali come non si era mai visto negli incontri passati, ci siamo sollazzati con cotechino, fagioli e salami “made in Valentini”, ciccioli e gnocco eremitici, Parmigiano Vacche Rosse 36 mesi, l'Erbazzone maialoso di Alf... tutta roba che mette una gran sete.



Bottiglie coperte, nascoste dei leggings di Vania, per iniziare una bolla raffinata, dai profumi bianchi di fiori, frutta e gesso. Allegra ed equilibrata in bocca, una linearità esemplare, grida “Champagne” in ogni sensazione, e così é stato. Bella entrée davvero. 86pt

 Bouquin-Dupont – Brut Grand Cru BdB n.m.
 100% Chardonnay 



Il calice che lo segue turbina di bollicine, l'impatto della carbonica é irruento, a far sospettare una sboccatura recente. Poi si schiarisce in un'immagine di macedonia di agrumi, mineralità perentoria, una tensione che sfiora il limite dell'erba aromatica. Il sorso non può che confermare una freschezza vibrante dallo spessore vinoso, un'aromaticità arricchita dalla speziatura di cannella, anticipo di un finale lunghissimo, aranciato e fumé. Evidente il contributo delle uve a bacca rossa, il bicchiere vuoto porta caffè e torrefazione, un così grande Champagne e siamo solo al secondo. 92pt 

 Louis Roederer – Brut Nature “Starck” 2009
 2/3 Pinot Noir + Meunier, 1/3 Chardonnay


Visto come stavano andando le cose, sospettando i carichi pesanti che sarebbero venuti dopo, ho imposto la mia bottiglia a questo punto della sequenza. In realtà questa e altre due verranno servite insieme, lasciando poi ad ognuno di Noi la scelta se sentirle una alla volta, o saltare dall'una all'altra come api golose in un campo di fiori. Io sono andato per gradi, ritornando ad ognuna a bicchiere ormai vuoto.



Nel terzo calice, il colore dorato é uno splendore, nel naso sfoggia complessità dolce e speziata di arancio candito, liquirizia, cannella, quel filo di evoluzione che impreziosisce, un ricordo allo stesso tempo di miele e resina. La bocca é piena, potente, evidente l'impressione tannica, ha profondità e lunghezza che conducono ad un finale dolce-sapido di torrone e nocciola. L'aroma finale é di tabacco, il ricordo a bicchiere vuoto di mare e conchiglia. E' evidente che quando si tira uno spumante a questo livello di intensità, si deve cedere un filo sull'eleganza, ma é comunque di un'eccellenza evidente. A nessuno é venuto in mente che non fosse uno Champagne, la svestizione ha mostrato fra lo stupore generale un grande Pinot Nero coltivato in provincia di Vicenza. 91pt

 Buvoli – Extra Brut “10 e mezzo”
 100% Pinot Nero (deg. 09/2015)



Forse amplificato dalle sensazioni del bicchiere che lo ha preceduto, nel quarto calice la prima impressione è di aristocratica raffinatezza, senza cedere di nulla sull'intensità... scrivo di getto "mamma mia!". Subito è mirabelle, nettissima, poi quella leggera sensazione di violetta dei Bas Armagnac, la dolcezza dello zucchero filato, un soffio di creme caramel. Il sorso ha l'eccitante incongruenza che solo i grandi vini, e questo lo è prima di essere Champagne, possono offrire... un fiume di freschezza, un sospiro di evoluzione, spezie dolci di posti lontani, cannella, mineralità alla masticazione che apre ad una profonda distensione aromatica. Mi accorgo rileggendo i miei fogli sgualciti di non aver scritto nulla sulla carbonica e la ragione è evidente, in questo sorso Borgognone è un apporto secondario. Confetto, incenso e miele a bicchiere vuoto, anche in questo prezioso e unico. Lo avevo sentito recentemente, ma questa bottiglia è in stato di grazia, vino "ciao" della serata. 95pt

 Jacques Selosse - Brut Grand Cru "Substance" n.m.
 100% Chardonnay (deg. 10/2014)



Un altro Champagne, il quinto, sulla stessa linea dei precedenti. Solo io sono stato discolo e non ho rispettato il tema della serata. Di nuovo potenza e intensità nei profumi, dolcezza di agrumi canditi, flash di scorza d'arancio ricoperta di cioccolato. Volume e vinosità in bocca, finale marino e salatissimo. Scopro poi essere un'altra bottiglia che ho sentito da non tanto, la ricordavo però più avanti nell'evoluzione, questa ha ancora molto da dare, forse merito del Pinot Blanc. Si cominciano a sentire belle cose da questo vitigno quasi dimenticato. 91pt

 Robert Fleury - Brut 2002
 46% Pinot Noir, 36% Pinot Blanc, 18% Chardonnay



Infine spunta un rosé, che sia una bottiglia non banale lo si vede già dal colore che ha la sfumatura ramata delle lunghe soste sui lieviti... certo non mi immaginavo fossero poi così tanti. Allo stesso tempo il perlage abbondante sembra indicare una sboccatura di pochi mesi, affascina solo a guardarlo. I primi profumi sono un gioco fra spezie e mineralità ferrosa, amaricanti di rabarbaro e bitter, dolci e particolari di caramella alla malva e anice... poi cambierà. Sorso esplosivo, tiratissimo, tuttavia la bollicina é minuta, il finale di ciliegia candita, manca appena appena di distensione. Intanto al naso é cambiato, diventato molto più floreale, con un frutto rosso piccolo e giovane. Togliendo la stagnola scopriamo che é un vino del secolo scorso, la sboccatura é senz'altro recente, da poco che si vedono in giro queste bottiglie. 91pt

 Robert Fleury - Brut Rosé de Saignée 1999
 100% Pinot Noir



Con questa la sequenza degli Champagne sarebbe terminata... o almeno così ci sembrava, perché siamo passati con piacere ad un calice di Marsala ad accompagnare i biscottini al cioccolato. Il colore é ambra rossastra, il profumi inquadrano erbe aromatiche, balsamicità, citronella, uva passa, fungo e terreno riarso dal sole. Il sorso porta un alcol forte ma non invadente, la dolcezza comprimaria e non protagonista, ha la lunghezza e i sapori di un tramonto in riva al mare, ricchi di jodio e sale. A bicchiere vuoto regala marmellata di fragole, pergamena, un leggero ricordo di legno antico. Con il Marsala, non mi sbilancio nei punteggi, perché conosco troppo poco la tipologia. Posso solo aggiungere che lascia una bocca stupenda.

 Heritage Intorcia – Marsala Riserva Superiore Ambra Dolce 1980
 100% Grillo 


Poi, i più volenterosi e coraggiosi, sono passati al Tango 💃, io naturalmente sono rimasto ben seduto sulla mia sedia a guardare, facendo trascorrere il tempo fra chiacchiere e qualche ulteriore indugio sul cibo. Ovviamente, dato che il ballo mette sete anche a coloro che guardano e basta, ben presto un altro Champagne si é materializzato nel bicchiere. Anche lui, manco a dirlo,a bottiglia coperta.



La sfumatura mi é parso sfiorasse quella dell'oro antico, ma potrebbe anche essere un ricordo appannato, visto che ormai siamo ben oltre mezzanotte. Di sicuro ricordo un bollicina minuta e abbondante, un colore vitale e dinamico. Il naso offre un'intensa florealità bianca, seguita da mandorla fresca, zucchero filato, un pizzicore salato nelle narici. Il sorso ha l'acidità fruttata di buccia di mela golden, una dolcezza matura, masticandolo esprime un gusto metallico, la freschezza non si distende, rimane contratto su trame saline. Una bottiglia che oscilla fra maturità ed estrema giovinezza, ancora scomposta nel gusto, mi ha ricordato in qualche modo gli Jacquesson 7xx appena sboccati, e in effetti non avevo poi sbagliato di tanto. In questo momento non valica la soglia dell'eccellenza, é lì vicino, diamogli un anno e la passerà. 89pt

 Jacquesson – Extra Brut Cuvée 735DT 
 47% Pinot Noir, 33% Chardonnay, 20% Meunier


Ho salutato e me ne sono andato verso il letto, il tempo é volato ma il giorno dopo c'é un ufficio in cui lavorare. A casa di Vania si sta sempre bene, conoscere Livia é stato bellissimo, ho invidiato Alfredo che le ha fatte ballare entrambe. Occasioni così quando ricapitano? Aveva ragione la mamma, che voleva che imparassi il liscio 😂

“looking out for love
in the night so still
oh i'll build you a kingdom
looking out for love” 
🎼 Fleetwood Mac, “Tango in The Night” 1987


Ricci Curbastro – Franciacorta Satén Brut “Museum release” 2006

100% Chardonnay - 12.4%


Ci volevano Sergio e la Daniela per farmi tornare la voglia di comprare qualche bottiglia di Satén... alla cieca questa bottiglia mi aveva conquistato, mettendosi dietro calici ben più titolati.

La sfumatura dorata rende merito ai quasi 10 anni trascorsi sui lieviti, i profumi hanno toni intriganti di zucchero filato, nettissimo il ricordi di brioche alla crema, nocciola e splendida frutta secca.

In bocca ha volume, pare davvero un vino “vero” reso vivace da un sussurro di bollicina, l'equilibrio é magnifico, l'aristocrazia pienamente ostentata, il finale di miele di castagno e liquirizia. Una profondità aromatica che raramente ho trovato anche ben più a Nord in Europa.

Cresce minuto dopo minuto al contatto con l'aria, questo é un grandissimo Blanc de Blancs. Il 2006 sta regalando bottiglie davvero belle, forse di 1 cent meno raffinato del coetaneo Perlè Bianco, lo sorpassa in pienezza.



Nutro davvero speranza per la Franciacorta...