Visualizzazioni di pagine: ultimo mese

mercoledì 2 agosto 2017

Domaine Marchand-Grillot – Gevrey-Chambertin Champerrier “Vigne Centenaire” 2015

🍇 100% Pinot Noir – 13.5%


Altro che centenarie, sono piante del 1903, hanno visto ben due guerre mondiali...

Il 2015 é stata un'annata calda e generosa, riflessa molto bene nel calice sin dal colore, ricco, fitto e violaceo.

Profumi nitidi e freschi, nemmeno un soffio di evoluzione nonostante la totale assenza di solfiti. Inizialmente delicato, nel giro di qualche minuto si apre definitivamente sul frutto, dolce di amarena e prugna sciroppata, sali aromatici, finissima polvere di caffè, appena una sfumatura muschiata in sottofondo.

Un sorso che ha il volume e la carnosità dei Gevrey. Comincia leggero, stretto sulla freschezza, poi subito si allarga in una sensazione di spessore vellutato che dal fondo della gola arriva a conquistare tutta la bocca, lasciando una tiepida carezza lungo il percorso.

Se era stato timido nei profumi non lo é negli aromi, al fruttato maturo e succoso del mirtillo aggiunge la dolcezza fragrante della peonia... proprio vero che i rossi di Borgogna, almeno in gioventù, andrebbero giudicati solo al palato!

Vino esemplare, riflette nitidamente il village, l'annata, la posizione nella scala dei cru, così intenso, avvolgente, per certi versi semplice, ma anche tanto goloso.

Un piccolo tesoro di 0.22Ha entrato ormai nel secondo secolo di vita, conservato da generazioni di vignaioli con affetto e cura, evidente anche nella scelta del tappo, di qualità, lungo, elastico, in sughero naturale.





Vinificazione ed elevage senza aggiunta di solfiti partendo dal grappolo intero. In una vigna di 114 anni la lignificazione dei tralci é perfetta, non c'è quindi cessione di sostanze vegetali.

Durante la macerazione a freddo la fermentazione inizia spontaneamente all'interno degli acini, raggiunto un livello omogeneo i raspi vengono eliminati per ottenere tannini ancor più raffinati.

A 20 giorni di contatto con le sole bucce seguono 17 mesi in tonneau accompagnati da assaggi frequenti per seguire attentamente l'evoluzione del vino, lasciato completamente senza la protezione della solforosa.

"Dans notre pays, la côté féconde
Abrite en son coeur de rudes trésor
Que nous envoyons parcourir le monde,
Ce sont les bons vins de la Côte d'Or.
En fils veleureux de notre Bourgogne,
Ils sèment partout la saine gaîté,
Et vont en cadets fiers et sans vergogne,
Comme des flambeaux ivres de clarté"

Les Champs du Terroir”
📖 Poèmes Bourguignons

👤 Max Cappe 1935

sabato 29 luglio 2017

Querbach – Qualitätswein Oestrich Lenchen Riesling Q1 2008

🍇 100% Riesling – 12%




Chiusure innovative , beh meglio dire "inconsuete" , per questo Riesling 2008 del Rheingau, con tanto di  aquilotto VdP sulla capsula che copre il tappo a .

Giusto mettere le istruzioni sul retro, non si sa mai

Colore meraviglioso, nessuna traccia di evoluzione, profumi giovanissimi di propoli, miele, mughetto e cedro. Bocca elettrizzante, saporita, con un bel finale concentrato sul sale e appena un sussurro di dolcezza.





Migliorato tanto il giorno successivo alla prima apertura, pagato un tubo.

venerdì 28 luglio 2017

Patrick Uccelli - Vigneti Delle Dolomiti IGT Pinot Bianco XY 2010

 100% Pinot Bianco - 12.5%


Ha proprio la sindrome di Peter Pan, vuol rimanere per sempre bambino... lo bevo ormai da quasi 5 anni e il colore ancora non concede nulla al tempo.

Comincia invece a tirar fuori la sua natura, con comodo per altro, non prima di 1 ora dall'apertura. Ha aspettato tantissimo, la fretta non gli appartiene.

Si sta risvegliando, se lo ricordavo come un vino dalle sensazioni giuste ma legato ad un frutto un po' acerbo e sottile, ora comincia a venir fuori il profumo del fiore di vite, la pesca, il polline.

Non ho mai creduto troppo alla storia delle "fasi di chiusura" dei vini, ma qui ci sto sbattendo il naso contro.

La bocca è appena più indietro, la sferzata di freschezza è ancora violenta, ma il volume c'è, e lascia un aroma di giglio pazzesco.



Vino eterno, fra 10 anni sarà pazzesco, ne ho ancora 2, secondo me più di quelle che ha in cantina Patrick. Con Lui ho scherzato su chi potrebbe sfidare di pari annata, magari senza vincere, ma 3 games li porterebbe sicuramente a casa

domenica 23 luglio 2017

Preludio... – Calici Vivi, i vini del “Trentino Alto Adige” 19/07/2017

Vini di posti a cui sono così legato, li assaggio con piacere anche dopo averli sentiti tantissime volte, mi hanno fatto pensare alle mie ferie d'agosto, vivendo la serata come un preludio di quello che mi aspetta fra un mese.


Poi ci sono tanti altri motivi, ritrovare la stagione nel bicchiere, la ricerca di conferme in una regione che si sta muovendo davvero in fretta in questi ultimi anni, tante cose cambiano. Calici che ricordavo in un modo e ora ritrovo completamente diversi… per rubare una frase a Matteo, sono “Calici Vivi”.

La sorpresa può sempre arrivare, il particolare trascurato nella fretta di correre dietro al gusto personale o ai nomi famosi, qualcosa lasciato indietro per strada…


La prima è il 🍷 Trento Doc di Maso Bergamini, appena avvicinato al naso sfoggia la purezza dello Chardonnay Trentino… quanto amo questo profumo! Non sempre si possono pretendere vette di complessità assoluta, ma quando lo ritrovi così nitido, incanta la mente. Focalizza agrumi, roccia, sullo sfondo un piccolo mazzo di fiori, trasmetta freschezza e solletica i sensi.



Brutto anatroccolo dell’enologia Trentina, la piccola 🍷 Nosiola ha un posto speciale nel mio cuore ❤. Svilita per anni da produzioni che l’hanno trasformata in un vino trasparente e diafano, per fortuna esistono vignaioli come Gino Pedrotti che ne fanno risaltare il carattere. Calda e ramata nel colore, un meraviglioso profumo di albicocca condito di spezie, lo spessore fermo e gentile che la macerazione le ha dato, offre al palato sapore di cannella e mela al forno.



Il 🍷 Winkl ha probabilmente un rapporto qualità/prezzo ineguagliabile, con punte strepitose se l'annata lo assiste. Il 2014 non è giustamente un gigante, tuttavia dimostra ancora una volta come, lavorando il doppio per raccogliere la metà, anche in una stagione difficile, nell'AA si siano prodotti solo bianchi buonissimi. Agrume e frutto della passione, magari un po' sfacciati, sorso piccante di menta, un velo di morbidezza non perfettamente amalgamata, comunque un magnifico “vin de soif”.



Non c'è migliore dimostrazione del dualismo del 🍷 Kerner di questa magnum di Manni Nössing, genio e irrequietezza della Valle Isarco. Forza aromatica del “padre” Riesling, struttura da rosso ereditata dall'umile Schiava che ne é stata la “madre”. Spesso questo matrimonio porta a vini più “grossi” che eleganti, con tutte le eccezioni del caso... al naso sfido chiunque a non confonderlo con il nobile genitore, pesca e fiori bianchi, talmente penetranti di litchi da sfiorare il limite dell'aromaticità. Sorso caldo, roccioso, morbido e ruvido allo stesso tempo, comunque intensamente profumato. Prometta dolcezza invece trovi austerità minerale, forse il migliore mai sentito.



Florian Brigl è un produttore con una mano talmente precisa e delicata da farsi notare anche in una regione rigorosa come l'AA. Con i vitigni Bordolesi ha un gran bel feeling, a cominciare dal suo Sauvignon, punto di riferimento nella tipologia, per arrivare al 🍷 Merlot Riserva Staves, che mi ha proprio stupito. Appena vegetale nei profumi, ma con tantissimo cuoio e ancor più grafite, leggero, agrumato, jodato in bocca, dove i tannini lucidati a specchio portano spessore senza alcuna ruvidezza. Finale di bocca esemplare, ogni tanto si può anche bere Merlot.



Infine lo 🍷 Spielerei di Castel Juval, che avrebbe avuto tutto il diritto di fare “il Riesling” per intensità, dolcezza da più di 100gr di zuccheri residui e magari per questo essere anche faticoso da bere se non felicemente abbinato. Invece é puro equilibrio, profumato senza stancare, ricco di una freschezza così vivace da trasformarlo in un riposante rifugio dei sensi, pure golosità. Quasi dimenticavo, già a vedersi una gioia per gli occhi, il colore di un giorno d'estate.



Di come conduce le serate Matteo, con modi e toni che metterebbero a suo agio chiunque, ho già speso troppe parole, che poi Simona 😂 si sente esclusa 😱. Il suo modo di esporre mi piace, modulare la profondità dei contenuti sulla base della platea che hai davanti non é per nulla banale, si ammira chi é oltre ai propri limiti.



Molto carina la sede di Itinere, una bella luce, si é degustato bene e con altrettanta soddisfazione abbiamo mangiato. Buonissimo il 🍴 pane di segale Südtirol-style, fatto fare appositamente per il tema della serata, proposto con un altrettanto valido 🍴 Speck. Un anticipo dei sapori che troverò nelle mie vacanze negli 🍴 Spätzle burro e salvia, cotti al momento, perfettamente in sintonia con gli aromi del 🍷 Winkl. Di solito preferisco lo 🍴 Strudel di pasta frolla, ma quello di pasta sfoglia abbinato al 🍷 Riesling di Castel Juval non me lo ha fatto rimpiangere, anzi...



🍷 Maso Bergamini – Trento Doc Brut “Terre Basaltiche” n.m.
🍇 100% Chardonnay (annate 2012-2013)

🍷 Gino Pedrotti – Vigneti delle Dolomiti Igt Nosiola 2015
🍇 100% Nosiola

🍷 Cantina Terlano – AA Sauvignon Doc Winkl 2014
🍇 100% Sauvignon Blanc

🍷 Manni Nössing – AA Valle d’Isarco Kerner 2009
🍇 100% Kerner (in magnum)

🍷 Kornell – AA Merlot Riserva Staves 2013
🍇 100% Merlot

🍷 Castel Juval – AA Val Venosta Riesling Spätlese Spielerei 2014

🍇 100% Riesling (tappo a vite)

sabato 8 luglio 2017

très RM... - Champagne Aubry a “Crescentine e Champagne 2017”

Conoscevo gli Champagne di Philippe Aubry soprattutto per la sensualità dell'Ivoire & Ebane, grazie al “Crescentine e Champagne” di Omar, quest'anno ho potuto stringere la mano all'uomo che c'è dietro.



Philippe é proprio un vero RM, ha i modi rustici da vignaiolo che la campagna la vive ogni giorno, non tanto alto, la bella pancia rotonda di chi apprezza la buona tavola, ma anche una sensibilità attenta sulle persone... capiva immediatamente quando nella tradizione dal francese le parole usate non erano esattamente quelle che lui avrebbe voluto.

I suoi vini non accarezzano i sensi, ne prendono possesso, non vanno a cercare il gusto facile, manifestano il loro "essere Champagne" in ogni sensazioni, la rotondità è solo sullo sfondo, meravigliosi spigoli in primo piano.

Li ho amati subito... dal profilo bianco e fumé del 🍷 “Brut Classique” 1er Cru, rinfrescante dopo un'ora di macchina al caldo, con profumi di pietra focaia e limone. Traccia un solco sapido in bocca, una scia straordinariamente lunga per quella che è "soltanto" la bottiglia di ingresso della cantina.


Crudo e crudele il 🍷 Nombre d'Or, che mai come questa volta mi ha trascinato sul suo registro di gusto, una vera tortura per i sensi, giocato su una maturità non raggiunta è una pienezza che non si capisce da dove venga fuori... il colore dominante in profumi e aromi è il verde, con qualche bagliore luminoso di bianco. O ti lasci trasportare o ti travolge, nulla di concessivo in Lui, dannatamente affascinante.


Abbiamo continuato con la disimpegnata sfumatura arancione del 🍷 “Rosé Classique” Brut 1er Cru, profumatissimo di piccole bacche e ricordi ferrosi, leggero e svolazzante in bocca, ogni tanto bisogna anche riposare i sensi.


Sul finale la pienezza minerale dolcemente profumata di pesca del 🍷 Brut 2008 “Aubry de Hubert 2008”, una bottiglia che sfodera complessità, che unisce sensazioni rotonde agli spigoli, in cui compaiono frutta secca e tostatura senza perde le sensazioni di frutta tropicale e agrumi maturi, dalla carbonica finissima, un vera carezza per la gola, ma dalla profondità che buca il palato. Irrequieto come tutti gli altri Champagne di Philippe, ma con un tratto aristocratico.



Il Nombre d'Or nasce dalla voglia di commemorare i 200 anni della maison ricreando il gusto dello Champagne di un tempo, ma Philippe si è reso conto che per farlo davvero servivano anche i vecchi vitigni, da questo é nato il progetto di recupero di varietà come l'Arbanne, il Petit Meslier, il Fromenteau e l'Enfumé che hanno dato vita al progetto Veteres Vites e appunto a questa cuvée.

Magari sarà suggestione, ma che sia un sorso diverso si sente, manca quella rotondità che troppo di frequente si avverte in questi ultimi anni per via delle richieste del mercato, per altri versi invece é un gusto modernissimo, dalle linee essenziali, senza fronzoli, anche squadrate, ma puramente Champagne.

Per bissare il Nombre d'Or, Omar ha voluto proporre un piatto vintage della cucina Bolognese, i “Balanzoni” che ovviamente stavano benissimo perché la cucina emiliana in generale sta dannatamente bene con le bollicine di Reims, anzi... sembrano gemelli separati alla nascita.


C'erano naturalmente le crescentine e i salumi, abbiamo concluso con un delizioso gelato... perché a me il dolce, piace “dolce” ;)



GF2004 solo in mezzo ai giganti...


Metti una sera per scambiarsi gli auguri di Natale, con gli amici che per primi mi hanno accolto in terra reggiana, e ti ritrovi invece davanti una delle batterie di Champagne più belle che abbia mai visto. 


Roederer Brut Nature 2006, fresco, scattante, tagliente, ancora deve acquistare volume. 

Goussard, più semplice, ma pieno, succoso. 

Una vecchia sboccatura di Krug, aristocratico, cesellato, dalle mille sfumature, tutto quello che cerchi, c'é. 

Bollinger RD 1996, bottiglia di una completezza sconvolgente, raffinata e forte, rotondo e di infinita freschezza. 

Blanc de Millenaire 1995, lo gioia di gustare uno Chardonnay in purezza, una delle bottiglie più raffinate mai sentite. 

Tarlant Cuvée Louis, gioco ossidativo, la ricerca dell'evoluzione, il fascino del bio.

Poi arriva una bottiglia coperta, un filo sotto di raffinatezza, ma l'impronta é quella, prende qualcosa da tutti i precedenti, gli manca appena l'amalgama, sicuro Chardonnay, sicuro una sboccatura recente. 

Che sia una gran bottiglia non c'é nessun dubbio... lo battezziamo come uno Champagne. 

E invece é Giulio Ferrari 2004, appena all'inizio del suo viaggio, ma ha 1000 colori, 100 corde con cui vibrare su ottave diverse, forza e delicatezza allo stesso tempo. 

Non ha sfigurato, ne ha messi dietro parecchi. 

Il primo Giulio Ferrari Extra Brut.

giovedì 6 luglio 2017

Lucky… - “2008 Champagne: un'ottima annata” ONAV MONZA 04/07/2017

Chi ha la fortuna di sentire Daniela parlare di vino, si ritrova servite su un piatto d’argento perle che raramente, potrei dire mai, ho sentito in più di 10 anni di degustazioni.


Certo, magari ci si becca anche la citazione di una qualche molecola dal nome terrificante, ma se si studia da enologo è normale che si parli da enologo, non posso certo fargliene una colpa io, visto che come ingegnere coniugo in italiano i verbi tecnici inglesi.

La perla di ieri sera è stata sottolineare la differenza fra la misura dell’acidità dei vini in Francia, espressa in g/l di acido solforico, rispetto all’Italia, dove si usano i g/l di acido tartarico. Una diversità sostanziale, perché a parità di “numero” quella francese è 1.53 volte più grande della italiana.

Personalmente era stata una scoperta recente, vecchia di appena qualche mese, colta al volo in un’intervista che stavo ascoltando. Fino ad allora mi ero sempre chiesto come diavolo facessero in Oltrepò, o Franciacorta, in Trentino ad ottenere acidità paragonabili a quelle dello Champagne. Ora tutto torna, semplicemente non è possibile.

Altro gran pregio di Daniela è quello di NON degustare da enologo, ma di pura passione... nell'intenzione questo é un complimento, più che meritato.

Serata dedicata all’annata 2008, una vendemmia ritenuta la migliore in Champagne di questo millennio, con una stagione meteo altalenante raddrizzata da una seconda metà di settembre meravigliosa… un’occasione per osare, rischiando le uve sui vigneti per ottenere il vino della vita.

Per farci un’idea 7 calici di RM, come ha giustamente sottolineato Daniela la maggior parte delle grandi Maison ha ancora i millesimati in cantina. Bottiglie provenienti nelle zone più vocate e realizzate da nomi importanti… quando ho letto la lista, segreta fino all’ultimo, mi si è acceso un sorriso.


Da questi assaggi ho trovato conferma che il filo conduttore del 2008 è l’acidità incisiva e agrumata, con un palpabile spessore tattile comune a tutti i vini. Come riuscita, invece, mi pare che il Pinot Noir stacchi lo Chardonnay.

Se nel primo le note ferrose e la maggior struttura si armonizzano bene con la grande freschezza, nel secondo ho colto una coesistenza fra gioventù di sensazioni e un'aromaticità molto evoluta.

Un dualismo che in questo momento è interessante, ma toglie completezza e lascia qualche dubbio sul possibile futuro, per un’amalgama che potrebbe anche non voler arrivare viste le distanze già molto mercate.

Almeno un paio di Champagne splendidi, da Pinot Noir in purezza o quasi, come il magnifico 🍷 Fidele di Vouette et Sorbée, pura luce che illumina il calice con un meraviglioso color oro rossiccio. Magnifico nei profumi di pesca nettarina, tanta frutta tropicale, burro e tisana alle erbe.

In bocca un attacco di miele, bellissimo, si coglie per un attimo l’erba aromatica poi l'acidità parte a palla, prova a nascondere una sensazione tattile pazzesca senza riuscirci, solletica le gengive, infine scuote la bocca con una vibrazione rocciosa. Bottiglia violenta e giovanissima, dallo splendente futuro davanti.

Affasciante anche la, mi verrebbe da dire “solita”, crudezza del 🍷 Brut Nature Grand Cru di Marie-Noelle Ledru, uno champagne dalla quintessenza minerale che comincia gessosa per poi virare su una ferrosità scintillante appena ingentilita da fiori gialli.

Il sorso è austero, tannico e tiratissimo, non sgarra di un millimetro dalla strada rigorosamente incisiva che si è messo in testa di tracciare, porta aromi di fieno appena tagliato e scorzette di arancio al cioccolato, graffiante con i sensi, ma non lascia ferite.

Uno stile che amo tantissimo, fatto da una “zdaura” a cui verrebbe piuttosto da chiedere un piatto di tortellini, invece crea Champagne che sono come raggi laser... magie champenoise.

Molto buona anche la bottiglia di apertura, il 🍷 Resonance di J.L.Vergnon, in cui si amplifica quel contrasto fra l'acidità sopra alle righe e aromaticità evoluta di frutta sciroppata, pane grigliato, ricordi tostati e liquirizia.

La mineralità é meno serena, dalle tonalità grigie e pungenti, due forze che tirano in direzione opposta, non mi sono sembrate disposte ad allearsi, alla fine anche la natura dello Chardonnay si offusca.

Un nome e un destino per il 🍷 Volupté 1er Cru di Geoffroy, dal naso soffice, dolce, zuccheroso, di confetto, cedro maturo e fiori ovviamente bianchi. In bocca ha densità, ma anche una sensazione un pò caramellosa, nel complesso fin troppo accomodante per i miei gusti.

Molto meglio lo 🍷 Special Club Grand Cru di Fresnet-Juillet. Di nuovo un calice dalla sfumatura rosata accompagnata da bollicina finissima. Al particolare colore rendono merito i profumi, dalla fragranza di mandarino e ricordi di terra rossa.

In bocca ha spessore, seppur appena limaccioso, acidità decisa, aromi coerenti di arancio amaro e tamarindo. Di nuovo questo dualismo che mi fa dubitare, ma la tenuta all'ossigeno è stata magnifica, questo gli va riconosciuto.

Dello 🍷 Ambonnay Grand Cru di Beaufort, mi é toccata una bottiglia sfortunata, azzarderei una fermentazione non andata per il verso giusto che lo ha lasciato appena opalescente, naso poco nitido dai ricordi caseari, quasi da Lambic, una sensazione dolce in bocca.

Super chicca finale con la 🍷 Cuvée des 6 Cépages di Moutard, realizzato con ben 3 dei 4 cépages oubliés dello Champagne. Decisamente fumé, roccioso, ma anche dai ricordi di burro e cocco, un sorso in cui brillano acidità e pietra focaia, avvolte in una buona struttura.

Che sia Champagne é evidente, che sia uno spumante curato non si discute, che si riescano ad identificare i contributi dei 6 vitigni é tutto un altro paio di maniche. L'espressione aromatica è restia e non proprio nitida, mi ha dato l'impressione di un esercizio di stile, sono comunque contento di averlo sentito.

Curioso che diversi produttori consigliassero per le loro bottiglie una temperatura di servizio “da bianco”, personalmente trovo che non funzioni, gli spumanti mi sono sempre piaciuti ben freddi. Quello che si guadagna in profumi e acidità più serena, lo si perde nella cremosità della carbonica, che non sarà “tutto” negli spumanti, ma alla fine li amiamo proprio per le bollicine.

Prova anche ad azzardare un altro ragionamento, perché qualche millesimato di grandi maison lo avevo già sentito, tutti Champagne magnifici e completi… mi vengono in mente il Vintage 2008 di Roederer, un “piccolo Cristal” neanche tanto piccolo, o il Belle Èpoque di Perrier Jouet.

Forse non solo nelle annate sfortunate, ma anche in quelle ottime come la 2008, si avverte negli RM una certa limitatezza nella scelta degli assemblaggi. Alla fine il vigneto è quello, fai il vino che puoi, e non quello che vuoi, nel bene o nel male... poi magari ti esce comunque un Fidele ❤.


Una serata non riesce mai se non c’è la compagnia adeguata, sono state 3 ore serene, le aspettavo da tanto, un sorriso mi ha accompagnato nel ritorno all’eremo Reggiano, nascosto dal buio della notte. Grazie Gio 😉!

🍷 J.L.Vergnon – Extra Brut Grand Cru Resonance 2008
🍇 100% Chardonnay

🍷 Vouette et Sorbée – Brut Nature BdN Fidele 2008
🍇 100% Pinot Noir

🍷 Geoffroy - Brut 1er Cru Volupté 2008
🍇 58% Chardonnay, 42% Pinot Noir

🍷 Fresnet-Juillet - Brut Grand Cru Special Club 2008
🍇 60% Chardonnay, 40% Pinot Noir

🍷 Marie-Noelle Ledru – Brut Nature Grand Cru 2008
🍇 85% Pinot Noir, 15% Chardonnay

🍷 Beaufort - Ambonnay Brut Grand Cru 2008
🍇 85% Pinot Noir, 15% Chardonnay

🍷 Moutard - Brut Cuvée des 6 Cépages 2008
🍇 1/6 Pinot Noir, Chardonnay, Meunier, Arbanne, Petit Meslier, Pinot Blanc