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domenica 4 dicembre 2016

Colazione da Campioni “Bolle strane & un pò bucciose edition” - 04/12/2016

Salita zingarata del sabato mattina, il titolo é più o meno una gag fra me ed Andrea, in realtà ci siamo goduti ottima compagnia, buon cibo e 4 bottiglie di Metodo Classico Italiane fra le più rappresentative di quanto sia venuto fuori di nuovo e valido, in questa tipologia, negli ultimi anni.



Bottiglie servite alla cieca, ma solo per farsi 4 risate in compagnia, e la missione di far nascere la passione delle bolle in Costanza, che imprudentemente aveva confessato di non amarle troppo.

E' stato un pò come buttare qualcuno nell'acqua alta per insegnargli a nuotare... però ha reagito bene, alla fine si é innamorata di una delle bottiglie più inconsuete, lo Smila di Stefano Milanesi.

Ha aperto la colazione il DZ 2011 di Cortefusia, gioiellino di Gigi Nembrini, in grande crescita da inizio anno, tanti mesi dalla sboccatura fanno un gran bene agli spumanti ben fatti. Naso rifinito e centrato, sorso fresco, magari riuscirà ancora a guadagnare un altro pò di ciccia con il tempo.

Subito dopo il Vesna di Stefano Milanesi, questa primavera avevo promesso a Simona di non aprirlo fino a Natale... ho anticipato di qualche settimana, ma già adesso lo riconosco con tutte quelle caratteristiche che mi hanno stregato fin dal prima assaggio.

Ha nei profumi la morbidezza agrumata che sono i grandi Pinot Noir, e l'uso del francese non é casuale, riescono a tirare fuori con lunghe soste sui lieviti. In bocca accoglie con una carbonica cremosa, aromi coerenti, poi sfodera ampiezza e profondità... potrebbe essere Aube, invece è Santa Giuletta.

Lo Smila é unico sin dal colore, lampi d'oro dalla sfumatura ramata, regala un'apparente dolcezza e quell'aromaticità esotica di vitigni inconsueti per il Metodo Classico. Il sorso ha impatto, spessore, quasi un soffio tannico, un gradino di sensazioni diverse.

Gode nel mostrarsi prima vino e poi spumante, nelle mani di tanti in genere non funziona, mentre Stefano lo ha plasmato appagante e dalla bevibilità straordinaria. E' l'unica bottiglia finita completamente durante la colazione.

Il “cinque” di Buvoli era una completa new entry anche per me, avevo sentito il “sette” rosé e mi era piaciuto un bel pò, anche con certe particolarità stilistiche che di solito non amo. Il naso sfodera una fragranza complessa di lieviti dall'eleganza francese, in bocca offre una bolla rifinita, calore delle nostre latitudini e una lunghezza su cui non c'é nulla da eccepire. Mamma mia questo é bravo...

Per chiudere un piccolo regalo, per me e per Luca, Andrea, Gabriele e Costanza che si sono prestati a questo gioco strano di bottiglie... il Millesimato 2008 di Yves Ruffin.

Bottiglia giovanissima, ancora in rampa di salita, forse un peccato aprirlo ora perché lascia intravedere una grandezza ancora superiore fra qualche anno. Che poi siano 2, 5 o 10... difficile dirlo perché questo andrà davvero tanto in là. Adoro gli Champagne di Sylvie, che prima accarezzano e poi prendono a schiaffi i sensi, ma in modo adorabile.

Ma una colazione ha comunque il cibo come protagonista e fra una bottiglia e l'altra si é smangiucchiato alla grande, con gli immancabili ciccioli reggiani come apertura.

Una escursione di Andrea al Mercato della Terra ha portato sulla tavola i formaggi caprini dell'azienda “I Piani” di Savigno, fra cui il fantastico Merlino, intensi e dalla sapidità casearia, nonché un fantastico pane alle noci, che ancora non conoscevo, e quello ai grani antichi del Forno Calzolari.

Insieme alla crescenta in due declinazioni, liscia e al prosciutto, e alle streghette di Costanza, hanno accompagnato Salame Riserva, un anno di affinamento, e Culaccia da 30 mesi. Entrambi di provenienza “Osteria Reggiana”, a far loro compagnia anche una Coppa di Cinghiale, tanto per star leggeri.

Agli spumanti più strutturati, é stato giustamente opposto un cibo altrettanto ricco, quale il Parmigiano Reggiano Vacche Rosse da 36 mesi di stagionatura del Caseificio Baiocchi, da una forma appena aperta, con in questo momento una fragranza favolosa.


Per concludere, immancabile, il Fior di Latte della mamma, con tanto di demo live del suono più sensuale del mondo, il “floooooop” di quando esce dal suo stampo, per fortuna Costanza non é svenuta, le prime volta che lo si ascolta... capita.





Cortefusia – Franciacorta Dosage Zero 2011 (sb. 10/2015)
Chardonnay, Pinot Nero – 12.5%

Giallo pieno, luminoso. Profumi fragranti, lievitosi giovani, camomilla, erba di campo, mela croccante, pesca bianca. Sorso dalla carbonica nervosa, grande freschezza, un'acidità fruttata croccante, tirata, appena asciugante. Chiude pulito, ma in modo netto.


Stefano Milanesi – VSQ Extra Brut “Vesna” 2012 (sb. 02/05/2016)
100% Pinot Nero – 13%

Giallo tenue, dal perlage puntiforme e denso nel bicchiere. Profumi soffici, avvolgenti, dolci, frutto rosso, mandarino maturo, prugna sciroppata, cipria, crema pasticcera. Sorso dalla carbonica cremosa, polposa, piena, masticabile. Grande sapidità, avvolgente e lungo, finale di pan di Spagna. Ricorda tantissimo un Pinot Noir dell'Aube.


Stefano Milanesi – VSQ Brut “Smila” 2010 (sb. 08/02/2016)
Cortese, Pinot Nero, Riesling Italico – 13%

Oro lucente, dalla sfumatura ramata. Profumi dolci, quasi aromatici, foglia di the, erbe, zucchero filato, croccante alle nocciole. Bocca piena, di spessore, avvolgente, tannicità avvertibile, una gran distensione armatica. Prima vino e poi spumante, uno di quei rari casi in cui la cosa funziona.


Buvoli – VSQ Pas Dosé “Cinque” 2008 (sb. 02/2014)
100% Pinot Nero – 13%

Paglierino luminoso, ricco e vivace di carbonica, le bollicine sono letteralmente delle punte di spillo. Naso immediato di lieviti fragranti e crosta di pane, fetta biscottata, agrumi, cedro, pesca gialla, ginestra, una sfumatura salmastra. Sorso intenso e caldo, intransigente, dallo spessore che colpisce, non accarezza la bocca, se ne impadronisce. Finale lunghissimo di frutta tropicale e fiori gialli.


Yves Ruffin – Champagne Brut 1er Cru Cuvée Précieuse 2008
25% Pinot Noir, 75% Chardonnay – 12.5%

Brillante, dalla luce pulsante e perlage infinitesimale. Profumi agrumati, fragranti, eleganti, ricchi, fruttati di pompelmo, seguono caffè, gesso, lime. Bocca minerale, stuzzicante di carbonica, dalla freschezza sciabolante, succosa e agrumata, ancora disperatamente giovane. Ha un allungo pazzesco, saporito di mare e limone dolce.

Torricella - CB Sauvignon "Mastronicola" 2008

100% Sauvignon Blanc - 13.5%



Un calice di oro antico, dalla superficie lavorata a specchio, vibrante di luce calda e ramata.

Esordio di idrocarburi, con dolcezza di Crème Caramel, burro fuso, croccante alla nocciola, menta, pastiglia Leoni. Poi ricordi fruttati, di uva sultanina e albicocca, speziati di terra e resina.

Sorso caldo e salato, il tempo gli ha regalato un spessore di finto tannino, tantissima cannella e un soffio di mallo di noce.

In sottofondo un freschezza da rugiada mattutina, a piccole gocce, gli aromi finali sono di liquirizia e viola.



Bottiglia crepuscolare, tinge di sfumature amaranto un giorno inondato di luce che si è lasciato alle spalle, rendendogli merito con un tramonto bellissimo.



domenica 27 novembre 2016

Verticale Cepparello Isole e Olena – AIS Reggio Emilia 23/11/2016

Più che una verticale di 12 annate la storia di una vita, quella di Paolo de Marchi, figlio dell'alto Piemonte trapiantato a Barberino Val d'Elsa, trascorsa parallela allo sconvolgimento di un territorio, il Chianti Classico.

Il crollo del sistema della mezzadria, un'intera generazione costretta a cambiare il modo di vivere... 60 anni fa “Isole e Olena” era un'azienda agricola che coinvolgeva la vita di 120 fra uomini e donne con annesso un piccolo borgo e una scuola, ora bastano poco più di 10 persone per mandarla avanti.

A Paolo si é rotta la voce nel petto mentre raccontava di quel dramma, moltiplicato per tutte le decine di migliaia di ettari che compongono il complicatissimo territorio del Chianti Classico.


Cosa sia “Isole e Olena” ora é ancora il figlio degli eventi di quegli anni, di fitte sperimentazioni di varietà internazionali portate in tutta la regione per risollevare le sorti di vini che così com'erano, trovavano sempre più difficoltà a ritagliarsi uno spazio adeguatamente remunerato sui mercati.

Ne sono una testimonianza le “Collezione Privata”, che accolgono Cabernet, Shiraz e un meraviglioso Chardonnay, di cui abbiamo avuto l'onore di sentire due annate, in cui ha brillato inatteso un meraviglioso 1999, dalla mineralità esplosiva da Grand Cru di Chablis unita alla generosità del clima Toscano.

Paolo ha sperimentato tanto, ha dovuto imparare quali fossero le posizioni migliori, le viti migliori, le uve migliori, buttandosi alle spalle un'esperienza famigliare maturata a Lessona, con altri climi e filari.


Il Cepparello nasce come prima annata nel 1976, prende il nome dalla “borra” che ospita il vigneto, una piccola valle, il letto di un torrente asciutto. Da Sangiovese in purezza o quasi, con qualche piccola e sporadica contaminazione di Cabernet in minime percentuali e solo se l'annata lo richiede.

Conosco poco il vitigno, ho qualche assaggio in più dal versante della mia regione, vini che portano nel bicchiere il calore della Romagna, tengo sempre in cantina qualche bottiglia del Le Boncie di Giovanna Morganti, vino di intensità sensoriale ed emotiva.

Proprio recentemente mi ha rapito un assaggio della Stella di Campalto, ma è Montalcino, come parlare di Bordeaux e Borgogna, solo sporadicamente ho sentito Pergole Torte e Montevertine.

Ero quindi praticamente "vergine" al Sangiovese... lo abbiamo seguito per più di 20 anni, in un'altalena di stagioni che si é fotocopiata nei nostri bicchieri.

Nel Cepparello ho finalmente trovato colori quasi pastello dalla vitalità che il tempo non riesce a domare, la freschezza di bocca che normalmente ricercherei in altri vitigni, finezza e profondità come protagonisti in luogo di volume e intensità. Ma soprattutto una longevità inaspettatamente da associare ad un Chianti...




Una sequenza impressionante, quasi tutti i vini al di sopra o vicinissimi alla soglia dell'eccellenza, cose che ho visto capitare ben di rado nella mia vita.

Il grande vino si distingue immediatamente dal rapporto che ha con l'aria, e il Cepparello vuole un gran bene all'ossigeno, tanto che a fine serata é arrivato a travalicare l'annata, facendo emergere il vitigno e il terroir unico di “Isole e Olena”.

Straordinario il 1995, a bicchiere vuoto intenso e puro di erbe aromatiche, così come il 1996, che evoca innegabilmente la rotella Haribo, pura eleganza il 2001, con la sottiliezza ingannevole che sono i grandi vini sanno trasmetter. Un frutto nitido che accomuna i millesimi dal 2013 al 2006, poi terrosità e sottobosco giù fino agli anni 2000.

Francesco ad un certo punto della serata ha chiesto quale annate avremmo scelto per Noi... da buon ingegnere, riconoscendo irraggiungibili 1995 e 1996, per un attimo ho pensato all'immediato 2010, per poi lasciare un piccolo spazio nel mio cuore al 2013.

Il primo calice servito, un'energia giovane e ovviamente scalpitante che non riesce neppure vagamente a mascherare una raffinatezza cristallina. Figlio di un'annata in cui bisognava osare per fare il vino di una vita, già adesso ripaga gli sforzi che è costato portarlo in bottiglia, chissà fra 10 anni...

Avrei da scrivere altre 1000 parole, ho fogli su fogli pieni di appunti, ma questo racconto é già più lungo di quanto avrei voluto, ma devo almeno ringraziare Paolo, per aver condiviso una bella fetta della sua vita con Noi, e Francesco, ormai sapiente gestore dei tempi della serata, in cui finalmente ho rivisto una maggior serenità nel cuore.



Prologo...

Ho incontrato Paolo di fronte alle scatole di legno in cui aveva portato un campione dei suoi terreni, una parte di pietre e una parte di terra, ancora fresca, tanto che mi era scappata la frase semi-sciocca “ci saranno ancora i lombrichi”.

Non lo conoscevo, ci ho messo alcuni secondi per capire che quel signore dalla voce profonda e dai toni pacati fosse proprio Lui, Paolo de Marchi. E' bastato che iniziasse a spiegarmi che quello vicino a me era “Alberese”, un misto di roccia e argilla capace di dare vini immediati, quella opposta arenaria, in cui il Sangiovese si assottiglia e in mezzo...

Gli si sono illuminati gli occhi, quando ha indicato il Galestro, scisti argillosi in cui la roccia profonda si presenta in scaglie che poi si frantumano in superficie fino a diventare terra sbriciolata. I sassi piatti aiutano a conservare l'umidità, garantendo equilibrio idrico al Sangiovese, che nelle annate favorevole si esalta e può dare i vini migliori.




Le degustazioni...



Cepparello 2013, 89 pt
Rubino sfumato vivace e trasparente, di una bellezza evidente che ancora dopo 4gg ho negli occhi. Ruotandolo come d'abitudine lo vedo correre allegro lungo le pareti del bicchiere. Il naso è un flash di fragola, polposa e matura, mirtillo fresco, poi una carrellata delicata di spezie, vaniglia, cacao, torba, legno spaccato, humus gentile. Secco in bocca, vivace, dal tannino giovane e nobile che in questo momento asciuga appena la bocca. Una grande freschezza, che con un guizzo succoso porta un ricordo di frutto e roccia bagnata. Il finale è di raffinatezza minerale da grafite, un ritorno al profumo lo trova spostato su prugna, muschio bianco e fiori sorprendentemente gialli. A fine serata sarà pura violetta... annata da osare e osata, ripagherà sfondando l'eccellenza fra un paio d'anni, o probabilmente lo è già ora e il mio solito braccino corto ha colpito ancora. Dopo averli sentiti tutti e 12, appena versati e come hanno reagito nel bicchiere, questo è il vino che porterei a casa.

Cepparello 2012, 86+ pt
Più scuro e più colorato del fratello più giovane, così come il frutto è più maturo e meno espressivo, ricorda la mora di gelso, le sfumature vanigliate salgono in primo piano, maggiore la speziatura di cannella, i profumi sono nel complesso più caldi. La bocca ha impressione dolce, un minor dinamismo, fin troppo equilibrato in questo momento, lascia un aroma di rosa e appena una punta amaricante di tannino. Il naso ora é spostato su terra scura e bagnata, cenere, anche una lieve sfumatura vegetale. Non é una brutta bottiglia, ma non la aspetterei tanto in cantina.



Cepparello 2010, 92+ pt
Luminoso, con appena una sfumatura granato, rimanda guizzi trasparenti di luce. Naso di spezie, sale, macchia mediterranea, cannella, frutto piccolo e scuro, croccante e dolce che diventa saporito e fresco nel sorso. Il tannino é una filigrana, elegantissimo, gli aromi sono succosi di fragola, pieni, di volume, senza cedere di nulla in raffinatezza. Finale di amarena che nel retrogusto si fa pienamente apprezzare, dopo essere stato all'inizio solo un sussurro. Masticando il vino ne viene fuori la natura ematica, l'arancia, la ferrosità. Il bicchiere cambia e ora ricorda la terra secca, bagnata dalla pioggia in estate. Grande bottiglia.

Cepparello 2009, 86- pt
Il rubino si fa più denso e l'unghia appena più arancione. Profuma di terra, sabbia, foglia di tè, un leggero ricordo vegetale di erba secca, un frutto surmaturo, tendente al cotto. Un'impressione di cenere, un profilo crepuscolare. Sorso largo, si sente meno l'acidità, il tannico asciuga, non c'é molta compensazione dall'altra parte, la bocca si riscalda, molto terziario anche negli aromi, saluta con un sentore di radice. Decisamente salmastro a bicchiere più caldo.



Cepparello 2008, 85- pt
Ho scritto che contiene un 3% di Cabernet, ricordo vagamente la considerazione di Paolo su questo aspetto. E' un rubino scuro, il cui il bordo aranciato é evidente così come il movimento pesante nel calice. Il naso apre su note vegetali, tartufate, tostatura, china e castagna matta schiacciata. La bocca é strana, scomposta, un attacco dolce, poi decolla un fruttato alieno di arancio rosso, il tannino é levigato, non é spiacevole come poteva sembrare all'approccio. Chiude su aromi affumicati, con un po' di ossigeno si rasserena anche nei profumi, un vino che ha un gran bisogno d'aria.



Cepparello 2006, 89+ pt
Un ritorno su trasparenze importanti, tonalità praticamente rubino, ha forse non più di una velatura granato sul bordo. Apre con un ventaglio di sottobosco, poi vira sul frutto nero, per rientrare infine su ricordi eleganti di foglie secche. Sorso di volume, pieno, il tannino c'é, vivo e maturo, l'aromaticità ematica ricordo anche il succo di pomodoro. Un vino di impatto, con un finale pulito e contrastato fra il sapido e il cioccolato dolce. L'aria lo fa crescere tanto in raffinatezza, anche nei profumi.




Cepparello 2004, 88 pt
Rosso lucido e pieno, dal bordo granato, offre al naso una mineralità sussurrata, non esplosiva, grigia e salmastra. La bocca é setosa, serena, negli aromi emerge il frutto rosso, ricordi di tisana alle erbe, una raffinatezza che invoglia alla beva. Masticandolo viene fuori l'arancia gialla, il finale ha una leggera sfumatura ferrosa ed erbacea. Una bottiglia posata, di nuovo gode nel contatto con l'ossigeno, nei profumi crescono inconsueti sentori da bianco, budino e caramella al miele. Il voto finale é figlio di questa progressione.

Cepparello 2003, 91pt
Ormai completamente granato, tuttavia gioiosamente trasparente e ricco di luce. Inizialmente gioca di erbe aromatiche, soffi salati, rosa, un refolo vegetale di acqua di olive, capperi e macchia mediterranea. Sorso brioso, allegro, fresco e dinamico, ha un sapore di fumo e tabacco, tamarindo, granita alla fragola. Finale in pienezza, pulitissimo, dal tannino maturo. Il ritorno al naso porta un'esplosione di cannella. Da annata caldissima, é uscito un piccolo capolavoro.



Cepparello 2001, 91 pt
Versato da decanter, viene da una 3 bottiglia da litri ed é di un granato chiarissimo, con la vivacità appena attenuata da particelle in sospensione. Naso salmastro, di fumo, china, pepe, fungo, sottobosco, foglia umida e macerata. Bocca aranciata, saporita, dal tannino sottile, un equilibrio splendido che apre a mandarino, arancia candita e cannella. Finale di caldarrosta con un'acidità che é ancora tiratissima. Nei minuti i profumi si arricchiscono di un frutto dolce, mineralità scura, menta e rabarbaro. Un vino che si é lasciato alle spalle la potenza giovanile, per acquistare una aristocraticità matura che come una lama sottile, si insinua e cattura i sensi.




Cepparello 1996, 92+ pt
Granato, appena cupo e particellare, regala profumi terrosi, speziati di caffè, caramella al rabarbaro, brodo di carne. Il sorso é un succo di ciliegia, caramella alla mora, fiori macerati, freschissimo, aromatizza la bocca in ricordi autunnali di foglie secche, pompelmo, arancio amaro e ferro. E' una bevuta bellissima, che nebbioleggia allegra... in un attimo ho finito il bicchiere.

Cepparello 1995, 94+ pt
Un inaspettato ritorno alla sfumatura rubino, vivace, piena, densa di materia colorante, che inganna sull'età per appena un bordo granato. Naso tartufato, ricco di humus, frutta cotta, cioccolato, caffellatte, apre ad una bocca sanguigna, in cui il tannino ancora scalpita. Dopo il primo sorso i profumi diventano più sereni, esce il fungo essiccato, il muschio, la cenere, ricordi di grafite, dimostra una forza aromatica ancora intensa, aveva solo bisogno di aria. In bocca acquista volume, la freschezza sale a protagonista, con agrumi canditi e sfumature ferrose, ha una gioventù impressionante. Nel bicchiere ora ho rose e ardesia bagnata, il finale mi porta alla menta il sapore minerale e ferroso dell'acqua ghiacciata di una fontanella di montagna. Ha il 3% di Cabernet, una bevuta che non scorderò presto.



Cepparello 1993, 87 pt
Granato trasparente e vivace con qualche particella in sospensione, é intensamente speziato di cannella, terra rossa calda e umida, gomma, inquadra il profumo di un campo da tennis sotto la copertura invernale. La bocca é un pò svuotata, il tannino porta un'impressione di secchezza, c'é anche acidità ma é quasi assente la forza aromatica. Il naso guadagna finezza tramite il contatto con l'aria, attestandosi su un meraviglioso ricordo del profumo dell'aria dopo un temporale.



Chardonnay “Collezione De Marchi” 1999, 93 pt
Il Falco annuncia che di 3 bottiglia una é passabile, una é buona, una é meravigliosa... che io abbia avuto la fortuna di beccare quella giusta lo capisco già dal colore, un vivace mix di giallo e verde che non arriva nemmeno, sfacciatamente, alla sfumatura dorata. Naso da Grand Cru di Chablis, minerale di pietra focaia, cedro, pompelmo, potente di mente e cioccolato bianco. Il sorso é ugualmente indomito, nervoso, pieno, con una freschezza da bibita ghiacciata al lime e erbe aromatiche. Finale di miele, spezie, caramella dolce e una lunghissima nocciola. Un bianco Borgognone made in Tuscany, applausi a scena aperta.



Chardonnay “Collezione Privata” 2012, 88 pt
Densità dorata giovanile apre a profumi canditi, raffinati e sottili di burro, fiori bianchi dolcissimi e menta. Bocca tropicale e morbida, dall'ampia freschezza, manca ancora di amalgama, ma non risulta pesante, perché lascia il cavo orale inondato di saliva. Gli aromi sono di marillen, tisana e tè verde, ginestra e verbena, deve defaticare da un volume in questo momento importante figlio dell'annata calda, poi viaggerà oltre l'asticella.




Epilogo...

Il sogno di Paolo de Marchi é quello di riportare i colori nella sua azienda, di aggiungere a quei 50ha di vigneti e cinque volte tanto di boschi anche altre culture, in modo che non si sia solo il verde o il rosso dei filari di vite, ma anche l'oro biondo del grano, le sfumature della frutta sugli alberi.


Di sicuro se lo merita, a me resta il ricordo di una meravigliosa serata, forse irripetibile... una vita, raccontata in 3 ore volate come il vento.  







domenica 20 novembre 2016

Banco d'assaggio del Trento Doc al Muse, novembre 2016

Ormai da tre anni un appuntamento ospitato nel magnifico Museo di Storia Naturale di Trento, il Muse.



Conferme, piccole sorprese e qualche sfumata delusione rispetto all'anno passato...

La conferma viene dallo stato generale della denominazione, che offre un livello decisamente alto.

Ho notato che anche le Cooperative storicamente senza tradizione spumantistica stanno cominciando a farsi le ossa con Trento Doc ben fatti, semplici ma corretti, da spendersi come ottimi aperitivi.

Le riserve di grandi e piccoli sono prodotti davvero buoni ad un prezzo onesto, sicuramente da accostare al cibo, la tendenza ad uscire a non meno di 50 mesi sui lieviti è quasi la regola e questo sforzo é ben ricompensato dalla qualità. Alla lunga il GF ha fatto scuola...

Poi il dosaggio... usato da tutti con maestria, nessuno sopra ai 6 g/l, la media intorno ai 3-4 a dare quel filo di volume in più senza peccare d'orgoglio nel voler rinunciare a quest'arma potentissima.

Infine, rispetto allo scorso anno, ho trovato meno disturbatrice la presenza di una percentuale significativa di PN nelle Cuvée, anzi... chi lo ha fatto ha lavora bene aggiungendo qualcosa.

Rimango comunque convinto che il profumo dello Chardonnay Trentino in purezza nel bicchiere sia qualcosa di meraviglioso, territoriale, che distingue la denominazione. Quando lo ritrovo mi brillano gli occhi.

Il numero di Rosè presentati quest'anno era in calo, e non mi dispiace. Sempre una realizzazione difficile, un vino da occhi, ma spesso irrequieto in bocca e bizzarro al naso. Ne salverei pochi o forse uno, comunque non mi ci sono dedicato.

La piccola delusione, lo vedo dai miei voti, certo alti, ma compressi sotto alla soglia dell'eccellenza. Mi sono mancati nel valicare l'asticella il GF 2005 e il Madame Martis 2006, che a priori erano quasi obbligati.

Rifinito e aristocratico il primo, ma senza quel guizzo, quella irrequietudine scomposta che la grandi bottiglie da giovani devono avere. Il 2005 è annata calda, nasce rotondo, per me rimarrà così.

Per il secondo proviamo ad aspettare, bottiglia che conosco meno, sospetto che dietro una certa mancanza ci sia qualcosa che potrà crescere, e il 2006 è una buona annata, adesso si vedono cose straordinarie.

Una di queste è il nuovo Ferrari Perlè Bianco 2006, dello stesso colore in profumi ed aromi, uno spumante di mare e conchiglie. Appena sotto al fratello maggiore, gran bella bolla, non certo una mossa commerciale e basta, sotto c'é qualità alta.

Sempre un 2006 è la Riserva 976 di Letrari, che ha avvicinati di brutto GF e la Madame, fino a quasi ha buttato la testa avanti. Porta pasticceria e bocca di panettone, da sempre uno dei miei preferiti.

Fra i "fratelli minori" ha brillato il Brut Riserva 2009 di Maso Martis, in cui il PN esalta finalmente una mineralità ferrosa e di grafite. Si aggiunge il suo cugino Rosé 2010 in magnum, decisamente il migliore della sua tipologia, l'unico che porterei a casa.

Spendo due parole in più per 2 "piccoli", che già nelle edizioni passate mi avevano fatto una bella impressione.


Il primo di questi è Giorgio Zeni, lui si ricordava delle mie belle parole dell'anno scorso, io posso solo confermarle quest'anno. Il suo Zeni Giorgio Brut BdB 2010 é proprio puro Chardonnay Trentino al naso, agrumato, minerale dalla dolcezza di fiori bianchi. Saporito, salato e lungo in bocca, viene fuori la vaniglia intrinseca del vitigno. 2000 bottiglie, 2000 gioiellini.

Sfioro l'auto celebrazione per la Riserva 2009 di San Michael, perché li seguo con grande piacere dalla loro prima uscita e con questo nuovo 72 mesi da 55% Pinot Nero e 45% Chardonnay si sono confermati alla grande.

Hanno interrotto la commercializzazione del meraviglioso 2008 per farlo affinare ancora, e sono passati al millesimo successivo. Si sente che deve ancora assestarsi ma ha pienezza, volume, un nitido frutto rosso, bocca candita e un rivolo finale fresco. Altro gioiellino in 2000 bottiglie.

Un ultimissimo consiglio sul rapporto qualità/prezzo... l'Altemasi ora commercializza il millesimato 2011, che si sta facendo bene, ma hanno ancora le magnum del millesimato 2010, che non costa un tubo ed é letteralmente la miglior uscita di questa etichetta. Sarebbe da approfittarne.


Agraria Riva del Garda - Brezza Riva Brut s.a. - 100% Ch – 83/84pt

Altemasi – Pas Dosé 2007 – 60% Ch, 40% PN – 86pt
Altemasi – Brut Riserva “Graal” 2008 - 70% Ch, 30% PN – 88/89pt
Altemasi – Brut Rosé s.a. - 70% Ch, 30% PN – 83pt

Balter – Brut s.a. - 100% Ch – 83/84pt
Balter – Brut DZ Riserva 2010 - 80% Ch, 20% PN – 87/88pt
Balter – Brut Rosé s.a. - 80% Ch, 20% PN – 84/85pt

Bellaveder – Brut Nature DZ Riserva 2011 – 100% Ch – 86/87pt
Bellaveder – Brut Riserva 2011 – 100% Ch – 87/88pt

Borgo dei Posseri – Brut Tananai 2012 - 50% Ch, 50% PN – 84pt

Cantina Mori Colli Zugna – Brut s.a. - 100% Ch – 82pt
Cantina Mori Colli Zugna – Brut “Morus” 2012 – 70% Ch, 30% PN – 87pt

Cantina di Toblino – Brut Antares 2011 – 100% Ch – 83pt
Cantina di Toblino – Brut Antares Rosé 2011 – 80% Ch, 20% PN – 83pt

Cembra cantina di montagna – Dosaggio Zero “Ororosso” s.a. - 100% Chardonnay – 86pt
Cembra cantina di montagna – Brut “Ororosso” s.a. - 80% Ch, 20% PN – 85pt
Cembra cantina di montagna – Brut Rosè “Doss24” s.a. - 85% Ch, 15% PN – 82pt

Cesarini Sforza – Extra Brut Riserva “Tridentium” 2008 – 100% Ch - 86pt
Cesarini Sforza – Brut Riserva “Aquila Reale” 2007 – 100% Ch – 86/87pt

Concilio – Brut “600uno” s.a. - 100% Ch – 84/85pt

Conti Bossi Fedrigotti – Brut Riserva “Conte Federico” 2012 – 60% Ch, 20% PN – 84pt

Etyssa – Extra Brut “Cuvée n°1” 2012 – 100% Ch – 84pt

Ferrari – Brut “Perlé Nero” Riserva 2008 – 100% PN – 86pt
Ferrari – Brut “Perlé Bianco” Riserva 2006 – 100% Ch – 88pt
Ferrari – Extra Brut “Riserva Lunelli” Riserva 2007 – 100% Ch – 87pt
Ferrari – Extra Brut “GF Riserva del Fondatore” Riserva 2005 – 100% Ch – 89pt

Letrari – Dosaggio Zero Riserva 2009 – 60% Ch, 40% PN – 84pt
Letrari – Riserva “Quore” 2009 – 100% Ch – 86pt
Letrari – Brut Riserva “Riserva del Fondatore 976” 2006 - 50% Ch, 50% PN – 88pt

Marco Tonini – Brut DZ 2013 – 70% Ch, 30% PN – 83pt

Mas dei Chini – Brut Riserva “Inkino” 2010 – 100% Ch – 84pt

Maso Martis – Brut Riserva 2009 – 70% PN, 30% Ch – 88/89pt
Maso Martis – Brut Riserva 2007 (in magnum) – 70% PN, 30% Ch – 87pt
Maso Martis – Brut Riserva “Madame Martis” 2006 – 70% PN, 25% Ch, 5% PM – 87pt
Maso Martis – Extra Brut Rosé 2012 – 100% PN – 84pt
Maso Martis – Brut Rosé 2010 (in magnum) – 100% PN – 87pt

Maso Nero – Brut Riserva 2010 – 100% Ch – 86/87pt
Maso Nero – Brut Rosé 2010 – 60% Ch, 40% PN – 86pt

Metius – Brut Riserva “Methius” 2010 - 60% Ch, 40% PN – 87pt

Moser 51.151 – Brut s.a. - 100% Ch – 83pt
Moser 51.151 – Extra Brut Rosé 2012 - 100% PN – 82pt

Pedrotti – Dosaggio Zero Riserva “111” 2009 – 90% Ch, 10% PN – 86/87pt

Rotari – Brut Riserva “Flavio” 2007 – 100% Ch – 84pt

San Michael – Brut Riserva 2009 – 55% Ch, 45% PN – 87/88pt

Simoncelli – Brut 2012 – 100% Ch – 84pt

Vivallis – Brut “Weinfeld” s.a. - 100% Ch – 80pt

Zanotelli – Brut “For4neri” 2012 – 100% Ch – 86pt
Zanotelli – Brut Rosé “For4neri” 2013 – 80% PN, 20% Ch – 85pt

Zeni Giorgio – Brut 2010 – 100% Ch – 87/88pt




sabato 19 novembre 2016

Domaine Les Grandes Vignes - Anjou Village "L'Ancrie" 2014

100% Cabernet Franc - 13.5°


La cosa più bella delle riunioni AIS è che si chiudono sempre con una sbicchierata più o meno seria. Stavolta è il mio Presidente Annalisa che ha voglia di giocare, tira fuori un bottiglia coperta e dice "ditemi che cos'è?".

Non sono tipo da ste cose, non sono un degustatore orizzontale, ma Annalisa prima di essere il mio Presidente è mia amica, mia maestra, la prima a credere in me nell'AIS. Allora posso anche giocare, poi avevo pure sete...


Il bicchiere ė un guizzo di inchiostro violaceo, vivo nel riflesso, libero nel movimento.

Lo avvicino al naso e penso subito ad una Grolla, arancio tagliato a fette, cannella intensissima, gli stessi profumi amplificati dalla temperatura. C'è anche terra calda e secca, il cioccolato fondente, in quel ricordo quasi metallico che raggiunge quando la percentuale di cacao sfiora la purezza.

Appena versato canta allegro su queste tonalità, poi il frutto diventerà a polpa scura, più piccolo e maturo, la sfumatura vegetale, lievissima, arriva ad essere un ricordo di rosa, vellutatamente rossa.

Il sorso offre un tannino trasparente, incapace di nasconde una freschezza fruttata e una vena minerale di cenere. La tostatura è appena sfumata, preludio ad un finale succoso, pulito e lineare, aromatico da bastoncino di liquirizia.

Questo è il vino ma il quesito è ancora lì, come un bambino interrogato davanti alla lavagna, non ho voglia di far brutte figure. Con gli altri scolari cominciamo ad escludere piuttosto che provare ad indovinare.

Alla mia destra un amico azzarda "di sicuro non è un Cabernet"... una luce si illumina e gli rispondo di getto, "se fosse un Cabernet Franc della Loira sarebbe proprio così".

Bella bottiglia, me la sono finita a casa con piacere.



Giusto perché ho letto la scheda per curiosità... 20mg/l di SO2 totale di origine naturale. Bravi, bravi

Castello della Sala – Umbria Igt “Cervaro della Sala” 2007

Chardonnay e Grechetto – 13%



Solo la sfumatura di colore tradisce i quasi 10 anni dalla vendemmia, ma già da come rimanda la luce si comprende tutta la sua gioventù. 

Il legno che lo ha cresciuto si è diluito nel tempo, ha raggiunto la soglia dell'aromaticità, profuma di ardesia, ferro bagnato, pesca tabacchiera, ribes giallo e ricordi velati di miele.

Lasciato nel bicchiere emerge una leggera nota tartufata, poi fumo e giglio bianchissimo, limone e glassa di confetto. A bicchiere vuoto, acqua di sorgente, bocciolo di rosa e infine Tè Earl Grey. 

Il sorso è pure rugiada che bagna agrumi freschissimi con un soffio di cioccolato bianco, ancora disperatamente giovane. Poteva essere ora come fra 10 anni, poteva essere Yonne invece ė Umbria, di sicuro è un capolavoro... 



sabato 12 novembre 2016

Vigne dei Boschi – Ravenna Igt Bianco "Borgo Casale" 2012

100% Sauvignon – 13%


"Famolo strano", un Sauvignon di Romagna... a parte che ci sono rari ma illustri precedenti, se poi viene bene è l'unica cosa che conta.

Gli amanti dei presunti varietali del Sauvignon farebbero fatica a ritrovarsi in questo bicchiere, ha un profumo nitido di pompelmo e caramella alla menta, miele e mandarino... non é il Collio, ma Loira mediata dal calore delle colline di Brisighella.

Mettendoci il naso dentro bisognerebbe davvero essere senza cuore per non riconoscere la Romagna.

Sorso citrino, tagliente come un Sancerre di Labaille, ancora da amalgamarsi con una dolcezza di sottofondo, poi decolla una freschezza agrumata di ribes, uva regina e prugna gialla.

Finale di un calore salato, affascinante, il marchio distintivo dei bianchi di J.P. Babini, che col tempo ho imparato ad amare.




Bottiglia sorprendente...