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domenica 21 maggio 2017

Comincio da Serralunga... - “Ettore Germano” AIS Reggio Emilia 11/05/2017

Dopo la “A” di Alto Adige, la “B” di Borgogna, la “C” di Champagne, mi sono accorto di aver lasciato indietro la “B” di Barolo, in qualche modo bisogna pur rimediare perché davvero, sull'argomento, non so quasi un tubo.


Fa sorridere che fra i vini di Ettore Germano conosca meglio il Riesling del suo Nebbiolo, ma é una pura questione di inclinazione, é più facile che a casa il pranzo o la cena si abbinino ad una bianco, piuttosto che ad un rosso.

Il Barolo si affaccia al 2017 con 170 nuove MGA, le Menzioni Geografiche Aggiuntive, un numero enorme che incute rispetto, e che dovrebbe fare pensare, sancendo differenze, ma non gerarchie.

Se da un lato le differenza si possono cercare nel bicchiere, per le gerarchie il discorso diventa più complicato, considerando anche che il clima cambia e questo influenza non poco i vini, con Barolo che ormai sfiorano l'asticella dei 15° nel bicchiere.

Nella mia ignoranza potrei anche sbilanciarmi nel dire che i tanti calici che mi sono passati davanti, figli di una stessa mano, qualcosa hanno raccontato e tutto sommato un'immagine dei vigneti d'origine in qualche modo si é delineata.

3 Cru del Barolo di Serralunga, perché alla fine questo è il concetto delle MGA, con caratteri comuni e le loro differenze... l'impressione avuta é quella di un terroir che, in generale, marchi i vini con sentori terreni di humus, tartufati e conditi di spezie. Tannino di grande intensità comunque maturo, il frutto che anno dopo anno guadagna qualcosa sulle sensazioni autunnali.

Prapò e Cerretta separati da poche centinaia di metri, di fatto gemelli diversi, seppur guidati dalla stessa mano, quella di Sergio Germano, hanno una crescita che li porta progressivamente a sviluppare un carattere autonomo. Sulla distanza il primo si ingentilisce, si esalta al contatto con l'aria, guadagna un'eleganza che stacca il fratello, libera aromi agrumati che finalmente superano il sottobosco.

Come degna chiusura la Riserva Lazzarito... ci si avvicina a Serralunga, di strada non é che se ne faccia poi tanta ma é già un'altra collina, l'esposizione gira verso Est, le differenze cominciano ad essere più marcate, espresse in un sorso più posato, dall'intensa impronta minerale, balsamicità di profumi che nei precedenti non ho colto così precisa, un frutto piccolo, rosso e nitido.

Grazia innata ed evidente, un bellissimo vino che mi sono goduto fino all'ultima goccia.

In comune a tutti il bellissimo rapporto con l'aria, a cominciare dal Langhe Nebbiolo 2015, che partito da un piccolo frutto in lotta con ricordi erbacei, ha concluso la serata sfoggiando una vinosità estremamente serena.

Di seguito i vini degustati:

🍷 Langhe Doc Nebbiolo 2015 (🎲 84pt)
🍷 Barolo Docg del Comune di Serralunga 2012 (🎲 84/85pt)
🍷 Barolo Docg Prapò 2012 (🎲 89pt)
🍷 Barolo Docg Cerretta 2012 (🎲 87pt)
🍷 Barolo Docg Prapò 2009 (🎲 92pt)
🍷 Barolo Docg Cerretta 2009 (🎲 89pt)
🍷 Barolo Docg Riserva Lazzarito 2009 (🎲 93pt)

Prima di passare al Nebbiolo, un assaggio della voglia “bianchista” di Sergio che raggiunge la punta massima nell'“Hérzu” 2015, inebriante nei profumi del Riesling giovane, pieno e caldo come si conviene alla latitudine in cui é coltivato. Gli posso sono imputare un dialogo con l'ossigeno non proprio facile.

Gli spumanti non mi hanno toccato il cuore, l'Alta Langa 2013 sboccato da neanche un mese, sensazioni gustative centrate, tuttavia un pò semplice, con profumi e aromi fin troppo corretti, certamente colto in un momento particolare della sua evoluzione.

Langhe Nascetta una bevuta inconsueta, nocciolata, calda, quasi tannica, mi sono accorto durante il buffet che stava molto bene con cibi dalla sapidità spiccata.

Il “Rosanna”, Rosé Brut da uve nebbiolo in purezza ha un bellissimo colore, profumi tipici ma nel sorso non riesco a trovare un filo d'intesa... come per altro mi capita sistematicamente con gli spumanti da questo vitigno. Può essere che sia una mio problema, ma trovo sempre che abbiano una rusticità che non riesco ad associare al Metodo Classico.

🍷 Alta Langa Docg Brut 2013 (🎲 82pt)
🍷 Langhe Doc Nascetta 2015 (🎲 82pt)
🍷 Langhe Doc Riesling “Hérzu” 2015 (🎲 87pt)
🍷 VsQ Brut Rosé “Rosanna” 2014 (🎲 80pt)

A fine serata un assaggio dei formaggi della "Boutique dei Formaggi e Salumi" di Giovanni Gazzetti, che già con prodotti diversi aveva allietato il buffet.


Nell'ordine “Bianco di Capra”, da 100% latte di capra crudo, “Toma del Maccagno” del Biellese, prodotta con il100% latte vaccino e infine un “Castelmagno”, finalmente davvero erborinato, letteralmente spettacolare.


Servizio e accoglienza della Delegazione di Reggio che può essere preso come esempio di professionalità, relatore che ha saputo trasferire la sua passione, la presenza di Sergio ed Elena in sala davvero impagabile.


 🍷 Alta Langa Docg Brut 2013 (🎲 82pt)
🍇 80% Pinot Nero, 20% Chardonnay


Colore magnifico e perlage abbondante, ma l'incanto finisce agli occhi, perché nei profumi porta una semplice fragranza di lieviti, leggera tostatura, agrumi solitari protagonisti con appena un supporto floreale giallo. La bollicina si conferma vigorosa in bocca, tuttavia apre ad una sensazione appena acquosa e fin troppo citrina che nel complesso lo rende esile e passante.


🍷 Langhe Doc Nascetta 2015 (🎲 82pt)
🍇 100% Nascetta


Colore caldo, apre con profumi nocciolati, seguiti da pesca e cedro. Sorso avvolgente, quasi dallo spessore tannico, la freschezza non é il primo protagonista, morbido e dal finale ammandorlato.


🍷 Langhe Doc Riesling “Hérzu” 2015 (🎲 87pt)
🍇 100% Riesling Renano


All'inizio ha difficoltà ad aprirsi, poi arrivano gli agrumi, i fiori bianchi, sabbia, ricordi erbacei che arrivano quasi alla salvia, lavanda, propoli, infine il Riesling giovane dispiega le ali, disegna colori bianchi, aggiunge miele e litchi. Sorso vibrante che gioca fra apparente dolcezza e evidente sapidità, riscalda e porta aromi di ardesia e cedro, volume degno delle latitudini meridionali in cui viene coltivato, una bella chiusura pulita. Ricordi di pietra grigia a bicchiere vuoto, perderà in definizione nel corso della serata. Prodotto con il 10% delle uve colpito da Botrytis.


🍷 VsQ Brut Rosé “Rosanna” 2014 (🎲 80pt)
🍇 100% Nebbiolo


Petalo di rosa dalla sfumatura ramata, riempie di spuma il bicchiere senza evidenziare perlage. Apre su note di cipria, lampone, arancio, rosa, senza però spiccare in fragranza e vivacità. In bocca la carbonica invece é corretta, risulta dall'inizio diluito, poi accenna ad un ritorno succoso, per arrivare ad una chiusura incerta, calda. L'evoluzione dei profumi nel bicchiere non sarà positiva. Da uve Nebbiolo raccolte ad inizio settembre quando raggiungono 10.5/11° di alcol potenziale conservando almeno 10/11 g/l di acidità, pressatura soffice che estrae pochissimo colore. Spero prima o poi di trovare un Metodo Classico da Nebbiolo che mi faccia cambiare idea.


🍷 Langhe Doc Nebbiolo 2015 (🎲 84pt)
🍇 100% Nebbiolo


Rubino con orlo appena granato, vivace e di grande trasparenza. Il naso ha un esordio erbaceo condito di piccoli frutti dolci, mirtillo e mora, amarena, rosa rossa, nel complesso giustamente giovanissimo. Il sorso é dolce, sottilmente amaricante, il tannino é presente, freschezza come comprimaria, l'aromaticità di ciliegia. Un'iniziale intensità lascia spazio ad un finale di mandorla, sarebbe ingiusto richiedere estrema finezza da una bottiglia di ingresso, per altro avrà una meravigliosa evoluzione vinosa a bicchiere vuoto.


🍷 Barolo Docg del Comune di Serralunga 2012 (🎲 84/85pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato magnifico dalla trasparenza esemplare. Porta ricordi di fragolina, sottobosco, leggeri sentori tartufati, cuoio, in un dualismo fra austerità e gioventù che si rincorrono, alla rotazione i ricordi terrosi si amplificano ed emerge qualche incertezza. Bocca particolare, ricca di freschezza trattenuta da una componente tannica polverosa e asciugante, ostico ma di carattere. Regala in chiusura aromi di tisana e cannella, il naso vira minuto dopo minuto verso il chinotto. Vigne fra i 5 e i 20 anni, 20/25gg di macerazione.


🍷 Barolo Docg Prapò 2012 (🎲 89pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato con orlo aranciato, una bella trasparenza e vivacità. Naso di arancio, fumo, spezie, piccoli frutti rossi, melograno, ricordi terziari di cuoio, vernice e acetone. Il sorso ha un attacco dolce, poi l'acidità agrumata sale in primo piano, il tannino forte ma stratificato, un sapore che spazia dalla ciliegia, ai cereali, ai fiori gialli. Un bellissimo rapporto con l'aria, che alla fine ne farà salire il punteggio, trova infine un naso nitido di violetta appassita e scorza d'arancio.


🍷 Barolo Docg Cerretta 2012 (🎲 87pt)
🍇 100% Nebbiolo


Rubino trasparente con orlo granato, sempre vivace e ben disposto a lasciar passare la luce. Un naso delicato, con gli aromi di sottobosco che rompono la timidezza, alla rotazione i ricordi animali diventano più intensi, poi escono le sensazioni eterne. Bocca dalla dolcezza fruttata, un nitido mirtillo, una freschezza viva e saporita, il tannino appena più sfumato del precedente, un alcol che si fa sentire. Un bicchiere da accompagnare al cibo, cede in complessità e raffinatezza al Prapò. Macerazione che si spinge fino a 40-45gg, vigneto coltivato su marne di Sant'Agata, il 2012 si conferma come una bella annata.


🍷 Barolo Docg Prapò 2009 (🎲 92pt)
🍇 100% Nebbiolo


Luce di puro cristallo, rubino luminosissimo con sfumatura aranciata ai bordi. Profumi articolati, in prima linea le spezie, poi libro antico, marmellata di fragole, sigaro, tabacco, un'impressione più fresca rispetto ai calici che l'hanno preceduto, mineralità ferrosa, corteccia e terra rossa. Nonostante il tannino importante che é la prima cosa a farsi notare, in pochi attimi diventa un sorso sereno dalla texture vellutata, succoso di agrumi rossi, impregnato di cannella e note fumè, disteso in una lunghezza speziata di melograno. Mano a mano che l'aria lo conquista sembra ringiovanire minuto dopo minuto, davvero appagante nel sorseggiarlo.


🍷 Barolo Docg Cerretta 2009 (🎲 89pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato con orlo aranciato, il filo conduttore di luminosità e trasparenza ancora non vuole spezzarsi. Naso che porta un frutto piccolo e rosso, ribes e fragola, lampone, terra polverosa, fungo, mobili antichi, un soffio di tartufo. In bocca ha freschezza austera, astringenza ferma ma graduale, appena una leggerissima sensazione di evoluzione che in realtà potrei essermi immaginato, gli manca un filo di esplosione aromatica per valicare l'asticella.


🍷 Barolo Docg Riserva Lazzarito 2009 (🎲 93pt)
🍇 100% Nebbiolo


Granato con orlo sfumato in giallo. Quella che potrebbe essere un accenno di riduzione porta all'inizio ricordi minerali e sentori animali, ma nel giro di pochi secondi cambia completamente registro. I profumi diventano nitidi, freschi di gelatina di fragola, prugna sciroppata, stuzzicanti di menta e eucalipto, orientali di spezie e coriandolo, il fascino che riporta continuamente il naso al bicchiere. Bocca saporita e dal tannino levigato, intensità aromatica di mirtillo e cannella, sorso minerale che porta ad una lunghissima e fresca chiusura di chinotto. Unisce alla forza dei calici che lo hanno preceduto, equilibrio ed eleganza, doveva essere la miglior bottiglia e non si é smentita, vola molto in alto. 



Armin Kobler - AA Chardonnay Ogeaner 2015

100% Chardonnay - 13%


L'intensità aromatica che ha in questo momento lo Chardonnay "Ogeaner" 2015 rende pienamente merito a questo straordinario vitigno.

Volete sentire la mandorla? Qui c'è...

Volete sentire il burro? Lo troverete in questo bicchiere...

Volete sentire la vaniglia? La dolcezza di questo calice non mente...

E non ha mai visto barrique nuova nella sua vita, perché lo Chardonnay è così, basta assecondarlo.

Vino sensuale, caldo, avvolgente, dolce e salino, non vorrei infierire con il ricordo di pietra focaia con cui accoglie il naso quando lo si avvicina al bicchiere...

Champagne Ayala - Brut Rosé N°8

 51% Chardonnay, 49% Pinot Noir (5% da vino rosso) – 12%


Ricordi… il giorno dopo, per spogliare una degustazione di quell’esercizio sterile che è la ricerca insistente di sentori e sensazioni, rimane solo ciò che ha colpito davvero, senza appelli.

Bottiglia di Vania, coperta, è il mio turno nell’essere vittima di questo gioco sadico, versa e mi chiede “terroir? vitigno? anno?”

Archiviato mentalmente un “e che Vuoi che ne sappia?”, da ospite non posso tirami indietro… guardo il calice, lo porto al naso, infine bevo.

Il colore è magnetico, splendido ramato, brillante di luce con riflessi sempre diversi, una superficie agitata da infinite bollicine che continuano ad alimentare un’ostinata collarette.

Profumi intriganti, netti il ferro e l’arancia rossa, una tensione amaricante che ricorda il frutto ancora attaccato al suo ramoscello, il ricordo agrumato si fonde a quello della foglia, talmente parte del contesto che non riesce a stonare, diventa una sfumatura preziosa, completa.

Ancora dolcezza, giocata fra spezia e mineralità, intuisco cannella e cipria, un mazzetto di garofani ad avvolgere con discrezione tutto quanto.

Un sorso che porta una carbonica irrequieta… l’aromaticità è forte e in parte coerente, l’arancio diventa chinotto, la sapidità minerale è meno dolce e più ferrosa, riprende il filo conduttore dell’amaricante raffinato aggiungendo appena un filo di controllatissima evoluzione che solo una mano enologica vellutata poteva volere e realizzare.

Avvolgenza senza sfoggiare un dosaggio evidente, nemmeno una percezione stonata di zuccherosità, tutto inserito alla perfezione in un contesto dalle tante facce. Cede appena in profondità, l’impatto alto lascia spazio ad una bocca rasserenata, il rimedio è facile… basta riempire di nuovo il bicchiere.

Sono ancora in ballo e mi tocca ballare, domande aspettano la mia risposta… “Pinot Noir, ma non in purezza”… “non è Aube”, quando me lo confermano azzardo “Montagne de Reims”… “sboccatura recente, Champagne con molti anni ma non tantissimi, non più vecchio del 2007/2008”.

Si vede proprio che era la mia serata… 51% Chardonnay, 49% Pinot Noir di cui il 5% da vino rosso, la tipologia che mi è sempre piaciuta di più fra i Rosé. Vigneti Grand Cru e 1er Cru della Montagne de Reims, sboccatura 10/2015 della magica vendemmia 2008 non rivendicata in etichetta se non nel nome, “Rosé n°8”.

Ho avuto solo una gran fortuna, potevo prenderci come non prenderci, lo Champagne è un mondo enorme che tanti assaggi, per ora, hanno solo scalfito. Sorrido però a quello che ho pensato mentre ne gustavo il sapore… alla “controllatissima evoluzione che solo una mano enologica vellutata poteva realizzare”…

Ayala, maison storica dal 2005 acquisita e rilanciata da Bollinger, lo Chef de Cave è Caroline Latrive, la sensibilità femminile nel giocare con sensazioni complesse e difficili da dominare si avverte in pieno.







Henry Prudhom & Fils – Puligny-Montrachet “Les Enseignières” 2014

 100% Chardonnay - 13%


Una bottiglia rimasta da una serata di chiacchiere e assaggi mi concede il lusso eremitico di poter "cenare", termine del tutto esagerato, per una volta non solo, ma con la compagnia di un calice di Borgogna.

Il mattino seguente avevo ancora negli occhi l'immagine aromatica del primo assaggio, assolata, luminosa, litoranea... appena avvicino il naso al bicchiere la ritrovo subito intatta, ugualmente intensa, così piccante di pepe, fresca di pompelmo, pungente di timo.

La sensazione balsamica di eucalipto apre le narici, lascia insinuare una sottile speziatura dolce di cioccolato, un'ampiezza aromatica che ancora non vuol trovare un confine... ci sono anche resina, pietra focaia e contorni fumé.

Meno dolce di un Meursault, più vicino ad uno Chablis ma con diversa espressione minerale e una maggior impronta speziata, complessità degna di un Puligny da Cru superiore, manca appena di serenità. Esprime tuttavia il fascino unico di quel vitigno straordinario che è lo Chardonnay, esaltato dal suo luogo di elezione.

Sorso vibrante, freschezza e salinità competono per mettersi in primo piano, nella lotta portano un attimo di apparente spessore, alla fine è la prima che prevale, guidando la bocca verso una sensazione asciutta e jodata.

Certamente manca di volume, in bocca gli aromi non hanno così tanti colori, ma scorre libero, quasi da goloso "vin de soif", un vino dal profilo estivo e un sapore profumato di agrumi gialli e fiori di campo.

Poche centinaia di metri nella direzione della pendenza e avrebbe avuto tutto un altro blasone, ma sarebbe stato un vino completamente diverso e dal prezzo irraggiungibile… le classificazioni di Borgogna hanno radici che arrivano dalla geologia del Giurassico medio, decise da fatti che hanno almeno 160 milioni di anni.

Un semplice Village ma giovane, un bel futuro davanti per i prossimi anni senza farne passare tanti, ne ho messa da parte qualche bottiglia, il 2014 è stata una buona vendemmia per i bianchi della Côte d’Or.




Giuseppe Rinaldi - Langhe Nebbiolo 2015

 100% Nebbiolo - 14%


Così facile da leggere... intensamente giovane nel frutto, spezie, terra asciutta ricca di ferro, rosso come un cielo incendiato dal tramonto.

Vellutato... come solo il Nebbiolo e pochi altri nobili vitigni potrebbero fare.

Immediato... nel sorso leggero di trama, dalla freschezza fruttata che dal centro bocca si espande verso le guance in una polposità sapida.

Forte nelle sensazioni... come l'abbraccio spontaneo ad un amico che non vedi da mesi, caldo, forte e breve, per non rubare troppo tempo al piacere della reciproca compagnia.



Da sempre bevo quello che mi va mangiando quello che c'è... con un parmigiano di montagna 22 mesi, dalla pasta asciutta ma dalla grassezza importante e sapidità delicata, è andato più che bene.


domenica 23 aprile 2017

Échelle... - CaliciVivi e il Pinot Noir, Godò 05/04/2017


Ho conosciuto Matteo tramite Vania, Mario e Alfredo, tutti insieme abbiamo condiviso belle serate, ricordo un'allegra degustazione di Riesling a Correggio terminata ben dopo mezzanotte, con chitarra e canto... in effetti ha una bellissima voce.




Non lo avevo mai sentito parlare di vino e mi é piaciuta molto l'emozione, dichiarata e manifesta, che lo ho preso ad inizia serata... se ce l'ha Lui che queste cose le fa per mestiere, allora posso avercela anch'io quelle poche volte in cui mi trovo con un calice in mano davanti ad un pubblico.

Una degustazione non facile, difficile trovare il taglio giusto dell'esposizione in occasioni di questo tipo, perché davanti potresti avere super appassionati, ma anche persone solamente curiose. 

La chiave di lettura é sempre la semplicità, e Matteo l'ha trovata facendoci percorrere la scala della gerarchia del Pinot Noir, dall'austerità di un Blauburgunder, fino alla completezza di un Grand Cru di Morey-Saint-Denis.

Molto Alto-Atesino, autunnale, ma con una declinazione piacevolmente alleggerita rispetto ad altri dello stessa zona, il 🍷 Pinot Nero 2012 di Maso Thaler, che mai come in questa annata ho trovato così centrato sul suo territorio. Sono contento per i fratelli Motta, la via dei 20 mesi in bottiglia sta dando i suoi frutti.

Spirito Toscano nel 🍷 Civettaja 2013, una versione allegra e per certi versi anche un po' chiassosa di Pinot Nero, giovane, dinamico, nel colore e nelle sensazioni, certamente con qualche piccola sbavatura che gli si perdona ben volentieri.

Contentissimo di risentire il 🍷 Pinot Nero Dalzocchio 2010... naso stupendo, esattamente come lo ricordavo, con ancora un'incantevole violetta che non dovrebbe mai mancare nei vini di questo meraviglioso vitigno. In bocca, tuttavia, quella struttura esile che ha sempre avuto, comincia a cedere dopo 7 anni. Siamo a Rovereto, va bene così.

Il 2010 di Catherine & Claude Maréchal, sarà stato perché in magnum, sarà stato lo spirito di Volnay, ma la grazia e la completezza di questo calice hanno proprio brillato. Servito e partito alla pari con il vino di Elisabetta, con cui inizialmente condivideva la leggerezza minerale del sorso, in pochi minuti ha messo la freccia ed é decollato su altri piani astrali di profumi e aromi.

Muscolare, potente, succoso, persino tartufato, il 🍷 Gevrey-Chambertin 2005 del Domaine Marchand-Grillot, spinto da un'annata magica, si é lasciato alle spalle appena qualche grammo di grazia, ma da gustare con il “guancialino” non ha avuto rivali.

Infine, gotha della serata, il 🍷 Clos de Lambrays 2006 del Domaine de Lambrays. L'ennesima conferma che i Grand Cru di Borgogna, non giocano quasi mai di impatto, ma di sorpresa e profondità. 

Non c'é mai nulla fuori posto, conquistano a poco a poco, crescono il progressione, una ricchezza olfattiva che esprime persino aromi da bianco, una mineralità insinuante e soprattutto la definizione... ogni profumo, ogni aroma, é sezionabile, preciso, individuabile, puro.

Degna conclusione della serata, stranamente più fresca dei giorni che l'hanno preceduta, il “Guancialino con polenta e funghi”, saporito e tenero, che ho piacevolmente spazzato svuotando accuratamente i sei calici che avevo davanti. Bravissimo Massimo Cappi.



Questi i vini degustati:

🍷 Maso Thaler - Alto Adige Pinot Nero 2012 (85/86 🎲)
🍷 Podere della Civettaja - Toscana Igt Pinot Nero 2013 (86/87 🎲)
🍷 Dalzocchio - Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot nero 2010 (86/87 🎲) 
🍷 Catherine & Claude Maréchal - Volnay 2010 (89 🎲)
🍷 Domaine Marchand-Grillot - Gevrey-Chambertin 2005 (87/88 🎲)
🍷 Domaine de Lambrays - Clos de Lambrays Gran Cru 2006 (92 🎲)


🍷 Maso Thaler - Alto Adige Pinot Nero 2012 (85/86 🎲)


Rubino al centro che sfuma gradualmente verso il granato, bella luce, trasparenza perfetta. Naso terroso e ferroso, il frutto é mirtillo croccante, poi cannella, un profumo austero, ma così ben definito che porta serenità, lo completano sbuffi di eucalipto. Sorso sapido, di bacche rosse e mature, la giusta morbidezza, tannini ben levigati, riscalda appena, contrappone una freschezza più che adeguata. Il legno é comprimario senza dominare, regala un'impressione vellutata, il ritorno al naso lo trova più dolce e speziato, arricchito di liquirizia. Bella tenuta all'aria durante la serata.


🍷 Podere della Civettaja - Toscana Igt Pinot Nero 2013 (86/87 
🎲)


Un magico rubino in pienezza, vivace e pulsante. I profumi sono polposi di frutta scura, dolci di amarena, appena mentolati, minerali di grafite, humus, infine viola carnosa. Sorso che parte sottile, il volume arriva dopo qualche secondo e porta un frutto rosso, fragola e pomodoro ben maturi, ricordi ematici in punta di piedi. Scorre bene, gustoso, piacevole, lascia una bocca ben asciutta sui laterali. Magari ha una leggera sbavatura stilistica, si concede qualche aroma non proprio nitido, ma con il lavoro dell'ossigeno diventerà molto più sereno. Seconda bottiglia, servita a fine serata, persino superiore.


🍷 Dalzocchio - Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot nero 2010 (86/87 
🎲


Rubino più cupo, risalta nel confronto con il calice che lo ha preceduto, orlo decisamente granato, bella la trasparenza, non vivacissimo. La violetta che aveva la prima volta che l'ho sentito più di 2 anni or sono é ancora ben nitida, la seguono ribes, lampone, terra calda bagnata dalla pioggia estiva, una leggera vaniglia. Sorso succoso, ha ancora freschezza, snello, appena diluito ma con tanta mineralità che ne caratterizza il finale, insieme ad un ricordo di erbe aromatiche. Tannino praticamente trasparente, ancora un bel bicchiere, ma la sensazione é che sia ormai all'apice. Il ritorno ai profumi trova cannella, cereali e fiori gialli.


🍷 Catherine & Claude Maréchal - Volnay 2010 (89 🎲)



Si tratta di una magnum, il colore é un granato con orlo dalla sfumatura mattonata. Tantissime spezie nei profumi, fungo, piccoli frutti rossi, fragolina, lampone, gelatina di mirtillo, mora, corteccia essiccata. Sorso leggero e profondamente minerale, inizialmente nella saporosità ricorda il Pinot Nero della Dalzocchio, ma già con maggiore freschezza e salinità. Poi letteralmente decolla... al naso crescono sensazioni muschiate e di scorza d'agrumi, la bocca diventa più dolce e guadagna in volume, i sapori di frutta si amplificano raccolti però in un elegante finale jodato. Panettone e uvetta a bicchiere vuoto, bottiglia che mi sarebbe piaciuto avere in cantina.


🍷 Domaine Marchand-Grillot - Gevrey-Chambertin 2005 (87/88 🎲)



Rubino vivace, denso, con orlo granato. Profuma intensamente di amarena, grafite, tabacco, un tocco leggero di legni aromatici, dolcezza di marmellata di fragole, rosa scura e un sottofondo decisamente tartufato. Sorso pieno, muscolare, tirato di succo di lamponi e nel complesso giovanissimo, un tannino che non ha ancora nessuna voglia di farsi domare, finale con sensazioni minerali e fumè che ritorneranno anche al naso a bicchiere vuoto. Il vino più potente della serata, decisamente quello più gastronomico.


🍷 Domaine de Lambrays - Clos de Lambrays Gran Cru 2006 (92 🎲


Granato al centro, con bordo aranciato, ma di una vivacità e con una luce che incantano. I profumi hanno un esordio sottile, per prima arrivano gli agrumi, freschi di arancio e mandarino, segue un passaggio di fumo, fiori e frutti gialli, orzo, erbe aromatiche e balsamicità. In bocca é giovanissimo, ha un allungo minerale pazzesco, non ha nulla che non funzioni, speziatura e mineralità vengono fuori nitide alla masticazione, l'equilibrio é perfetto, un finale saporito di ciliegia candita. L'assaggio ha spiegato le ali ai profumi, l'arancio é diventato più maturo, prima cedro candito e poi ancora chinotto, il floreale più dolce, le sensazioni “da bianco” si arricchiscono di zucchero di canna. Pura eleganza, nessuna ostentazione di forza, “perché i Grand Cru sorprendono, quasi mai nella potenza” (cit. Matteo Pessina).








Az. Agr. Ferlat – Friuli Isonzo Doc Friulano 2015

🍇 100% Friulano – 13%


Da sbatterci la testa contro il muro... ogni volta che apro un vino di Moreno mi aspetto qualcosa che colpisca in modo indistinguibile. Finora non si é mai smentito. 

Giurerei, versandolo nel calice, che una sfumatura appena ramata abbia arricchito questo Friulano dal colore del grano maturo. Poteva essere una semplice suggestione, un effetto della luce d'ambiente che ne ha ricamato i riflessi sulla trama luminosa d'oro antico, se non fosse per quello che il vino racconterà anche dopo ai miei sensi.

Di nuovo... un aroma inatteso si erge a protagonista, un floreale di lavanda e ciliegia dal ricordo orientale di rosa, geranio e spezie, nulla che faccia pensare ad un bianco, il punto di contatto più vicino è comunque l'arancio candito. 

Il tempo e l'aria ne esalteranno la frazione erbacea, la particolarità mi costringe a tornare al bicchiere innumerevoli volte, cercando di cogliere quello che alla fine comunque mi sfuggirà. La cosa più vicina che mi viene in mente é il “Ricordo di Instanbul”, un profumatissimo dessert di Alessandro Panichi.

Il sorso ha un calore saporito di sale, l'espressione aromatica si conferma intensa e coerente, appena più gialla, il fruttato candito ancora come protagonista, la freschezza quel piccolo puntello che basta a far risaltare le altre sensazioni, il finale é di mandorla amara.

Un vino dalla presenza importante che lascia la bocca bagnata dai suoi profumi, una vena aromatica che non mi sarei aspettato da questo vitigno. Moreno ha davvero una mano felice nello spingere i profumi a prendersi gioco del naso dei degustatori. 




Il prossimo sarà il suo Sauvignon e intanto un “in bocca al lupo” dopo l'inizio sfortunato della stagione 2018, come per tanti contrassegnato dalla gelate tardive, aprire una sua bottiglia mi é sembrata la cosa migliore per essergli solidale, a Lui come agli altri.