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venerdì 13 gennaio 2017

Borc Dodòn - Venezia Giulia Igt Refosco dal Peduncolo Rosso 1999


🍇 100% Refosco dal Peduncolo Rosso - 14%


Capita che ci si avvicini ad un vino tramite un amico, quelli di Denis Montanar li ho conosciuti a Castellaro, da Dario.

Con i bianchi ci siamo piaciuti fin da subito, con il Rosè abbiamo battagliato un po', ma alla fine un'intesa l'abbiamo trovata.

Poi, a distanza di mesi, in una serata "formaggi" a casa di Michele, mi trovo davanti un Refosco “Borc Dodòn” 1999 !!! Vederlo sulla sua tavola é stato come scoprire il progetto di un Boing 737 in una tomba etrusca.

In mezzo ad altre bottiglie, alcune ben più titolate, ho desiderato subito e fortemente di poterlo aprire... se non fosse stato il vino di Dario, di sicuro non mi sarei fissato su un Refosco di ben 17 anni.

Fin dal colore ricaccia in gola i miei sciocchi dubbi, perché é un rosso sangue pulsante con quella che sembra ancora una sfumatura porpora... bellissimo, ma é stato un attimo, quella tonalità non la ritroverò più nei giorni successivi.

Nei profumi invece ha un attimo di indecisione, non è nitido, violentemente esposto all'aria in un millennio diverso da quello che lo aveva visto come semplici grappoli. Tuttavia in bocca lo si sente vivo, nervoso, con tanto da raccontare.

La serata va avanti, altri vini, assaggi, cibo, tante chiacchiere... al momento di andare chiedo il permesso di portarlo con me, curioso di sentirne l'evoluzione a contatto con l'aria. E di questa piccola attenzione, ne sarò poi pienamente ripagato...

Già dalla sera seguente il naso non ha più alcuna traccia dell'iniziale incertezza, focalizza nitido un frutto polposo, freschissimo, di altrettanta intensità fortemente speziato. Arancia rossa e cannella giocano ad esaltarsi reciprocamente, suonano note sulla stessa ottava, dal ritmo giovane, allegro.

Si unisce a loro una parte di tabacco dolce, terrosità rossa, ricca di humus, la sfumatura erbacea di pomodoro é gentile, il garofano ben definito, la fragola succosa e matura.

Il primo sorso é di pura intensità salina, poi il frutto si pone in prima linea, il tannino é talmente smussato che se ne sente l'effetto solo sul finale di bocca, che rimane magnificamente asciutta. Manca appena di distensione aromatica, ma ha un'eleganza evidente, straordinariamente integra dopo così tanti anni.

Finisco la bottiglia con calma, me ne godo un bicchiere ogni sera, mi accompagna quasi tutta la settimana.

L'ultimo me lo provo fresco e vi scopro un frutto più piccolo, più dolce, più maturo, prugna sciroppata, terra, corteccia, la cannella ridotta ad un soffio, l'arancio ora sotto forma di scorza essiccata. La cosa più bella rimane come lascia la bocca, pulita e asciutta, con ancora un'acidità sferzante.


Lo metto nella mia collezione di bottiglie vuote, quello delle bevute memorabili in terra eremitica, vicino a suoi pari, fra lo Skeveldra di Riffault e lo Chardonnay di Tissot, si troverà a suo agio...





sabato 7 gennaio 2017

Degustazione Chablis J.M.Brocard - Dicembre 2014

Per qualche strano motivo queste note non erano state trascritte qui, mi sono venute in mente dopo aver un visto un commento ad un vino di J.M.Brocard.

La degustazione é stata guidata da Bruno Folli all'enoteca SoulWine, con relativa cena in abbinamento, nel dicembre del 2014




Chablis Vieilles Vignes 2012

Straordinariamente carico di colore, quasi dorato. Naso piccante e pepato, appena un soffio di zafferano, ricco, di frutto giallo e caldo. Avvolto in note burrose e rosmarino. E ha fatto solo acciaio... a dimostrare che negli Chardonnay fatti bene e nel posto giusto, quei sentori che la maggior parte delle persone associa al legno, vengono invece dal vitigno e ne sono la caratteristica. In bocca ha un aromatico piccante, che esplode subito alto, per poi cedere sulla lunghezza. Uno Chablis stranamente potente, per la sua classificazione...


Chablis Vieilles Vignes 2006 in magnum

Più chiaro nel colore, più vivace e meno ricco, quasi verde. Ricordi di fumo, agrumato di limone sorprendentemente maturo e dolce, camomilla, pesca. Elegante e sottile. Entra in bocca pieno, di erbe aromatiche, sottile, appena amarognolo nel finale con evoluzione verso un retrogusto di mimosa. Direi molto tipico, e veramente in gamba per i suoi anni.

Chablis 1er Cru Vaud de Vey 2011

Color tisana, stemperato di verdolino. Porto al naso al bicchiere e mi chiedo se forse non sono in una spiaggia del Sud, alle 7 del mattina, nel silenzio, con la brezza e il mare spianato. Salmastro, alghe, salsedine, macchia mediterranea.
Poi frutta e spezie... papaya, noce moscata, pompelmo, pepe bianco. In bocca è cedro allo stato puro, thè aromatizzato all'ortica ortica. A bicchiere vuoto lascia un sentore appena affumicato, estremamente minerale, di cartuccia appena sparata.

Chablis Grand Cru Les Preuses 2011

Cedro, esplosione di fiori, sale, fumo, incenso, alloro, pesca gialla matura.
Di nuovo questa promiscuità frutta, fiori, spezie, roccia... un pò il filo conduttore della serata. Grasso, pieno, caldo, pizzica appena il palato, per un gusto quasi aromatico, di salvia. Lascia una scia leggera di thé alla pesca. Lasciato arieggiare ha un'evoluzione affascinante, diventa quasi tartufato, con note di Botrytis spuntate quasi dal nulla. Se é Grand Cru ci sarà un motivo...


Chablis 1er Cru Montmains 1999

Evoluzione nel colore stranissima, pennellate di verde in un bicchiere che ha sfumature giallo-rosate. Spiazzante anche al naso... salamoia di olive, incenso, burro salato, resina. In bocca é una lama affilata di acidità, salino dal gusto di anice. Quasi magro, dalla struttura esile che forse non ha mai avuto, lo trovo semplicemente affascinante. Potrei berne per ore, si identifica con quello che mi immagino come la vera anima dello Chablis.


Coup de Coeur... un Chenin da sogno


Il vitigno più versatile del mondo, ci viene servito insieme al gelato, ma non é certo il dolce il suo filo conduttore. Color ramato, il naso é pazzesco. Mi ricorda la violetta dei migliori Bas Armagnac, senza la nota alcolica faccio fatica a staccarmene. Per il resto é comunque frutta rossa, con un gusto di ciliegia e prugna sciroppata che non ti lascia più... Lo Chablis lo conosco un pò, ma lo Chenin lo devo proprio studiare. Era un Anjou del Domaine de Juchepie 

mercoledì 4 gennaio 2017

Gimonnet-Oger – Champagne Brut 1er Cru 2002

100% Chardonnay – 12%


Il colore é intenso e brillante, il tempo trascorso sui lieviti o un passaggio in barrique del vino base gli hanno regalato profondità.

Il profilo giallo si conferma nei profumi, che raccontano di agrumi maturi, burro, nocciola tostata, fetta biscottata. La mineralità gessosa lo avvolge, il contatto con l'aria lo arricchisce di una dolcezza di ciambella, vaniglia e albicocca fino a tendere verso la suadenza dei fiori bianchi.

Nel sorso la carbonica é il primo protagonista, all'inizio limita la percezione aromatica, poi piano piano sapidità calcarea e freschezza si fanno avanti, con un frutto che é simile a quello percepito al naso, ma ben più giovane.

Il finale che allora diventa tirato e gustoso, con l'acidità ben a fuoco accompagnata da un ricordo di mela matura.


Mi piace nell'impostazione, ha una bella intensità conquistata concedendo un filo sulla raffinatezza, ma direi che ne sia valsa la pena, perché é ancora davvero tanto giovane.



martedì 3 gennaio 2017

Per certi versi... - i vini del mio Capodanno 2017

Da diversi anni non trascorrevo il Capodanno a casa con la mia famiglia e basta. Nel passato, quando siamo stati ospiti a casa di amici, ho sempre portato io le bottiglie, ed essere un bel gruppo dava la possibilità di aprirne parecchie.

Anche se solo per me e Cristina, i miei figli ancora non bevono, ne ho scelte ugualmente quattro, magari per sentirne un bicchiere e basta, con l'idea di finirle poi nei primi giorni seguenti. I vini buoni non ha paura dell'ossigeno... e della mie bottiglie mi fido.


La Cuvée Thierry Ruffin la conservavo da un pò, ero proprio curioso, il “Blanc” di Patrick lo avevo sentito in estate da Lui, volevo vederne l'evoluzione, il Santa Maddalena di Pfannenstielhof lo amo intensamente, ne avevo tantissima voglia. Infine l'Asti di Cà d'Gal, acquistato appositamente per il brindisi di mezzanotte.

Ad accompagnarli rotolini di pasta ripieni di prosciutto cotto, formaggio e funghi, straccetti di carne con parmigiano e rosmarino, patate fritte finalmente alla perfezione, come dessert una torta farcita con crema e fragole.

Per i vini, é andata così...


Champagne Yves Ruffin - Cuvée Thierry Ruffin Extra Brut n.m.
80% Chardonnay, 20% Pinot Noir


Una bottiglia speciale, dedicata dalla giovane Sylvie al marito scomparso.

Che sia diversa lo si capisce immediatamente dai profumi, dove gli agrumi freschi che di solito dominano, sono invece canditi e in scorza. Preferiscono accomodarsi in seconda fila lasciando andare avanti la frutta secca, il caffè, la liquirizia, una fragranza da croissant all'abicocca.

Nel sorso é deciso, dal consueto impatto tattile esaltato dalla carbonica ancora molto vivace, particolare invece la dolcezza da frutto rosso, il ricordo importante tostato e di spezie... ma l'anima è comunque riconoscibile.

Il giorno successivo, con la pungenza diventata sottile, ne emerge la lunghezza salina, masticandolo si sprigiona una freschezza ancora giovane, dimostra pienamente una grandezza che voleva mantenersi nascosta.

Uno Champagne che andrà avanti ancora tantissimo, che guadagnerà in bottiglia come tutta la piccola produzione di Sylvie Ruffin, donna dai modi squisiti.

Il retro-etichetta indica che si tratta di una vendemmia 2006, ma il millesimo non viene rivendicato.


Dornach – Vigneti delle Dolomiti Igt Pinot Bianco "Blanc" 2015
100% Weissburgunder – 12%


Avevo sentito il "Blanc" e il "Rouge" in agosto e del Blauburgunder mi ero innamorato fin da subito, per quel carattere da monello. Il "Blanc" a confronto sembrava il cugino introverso, un pò restio a svelarsi, dai sentori dolci e posati in bocca, per questo ho deciso di aspettarlo...

Comincia ad uscire dal guscio adesso, rimane un sorso sereno, salino, dal sapore di mela Golden e una morbidezza sfumatamente dolce, ma il naso é proprio Weissburgunder... pesca, cedro, roccia, sensazioni muschiate, il profumo dei bianchi di Patrick.

Da bersi da ora, fino all'uscita del suo successore 2016.


Pfannenstielhof – AA Santa Maddalena Classico 2015
95% Schiava, 5% Lagrein – 14%


Dopo averlo avvicinato al naso, dopo averlo sentito, mi é venuto spontaneo pensare "per certi versi, non c'é Borgogna che tenga...".

Un capolavoro in bottiglia, perché quando il profilo aromatico é semplice, se provi a forzarlo non perdona nulla.

Gli si avvicinano alcuni Village della Cote d'Or ricamati da mano fatate, ma alla fine si avverte comunque che qualcosa è stato sottratto alla nobiltà del Pinot Noir, per arrivare ad una raffinatezza così sottile.

Nel calice offre agli occhi il colore più bello del mondo, i profumi sono flash in successione di ciliegia, pasta di mandorle, rosa rossa, con appena una sfumatura speziata. Il sorso regala freschezza, piccolo frutto, salinità e una trasparenza di tannino.

La Schiava é così, nulla di più, nulla di meno, tirata al massimo nella raffinatezza dall'interpretazione più pura che conosca, quella di Johannes Pfeifer.

Bottiglia outstanding.


Cà d'Gal – Asti Docg
100% Moscato di Canelli – 7%


Conoscevo già bene il Moscato d'Asti di Cà d'Gal, per il brindisi di Capodanno a fine cena, che ormai da anni é rigorosamente una bollicina dolce, ho voluto provare il loro spumante.

Un'altra bellissima bottiglia, profumata di muschio, salva, uva fresca e dolce, marmellata di ribes. Al sorso propone una timida dolcezza che riposa i sensi dopo l'abbondante cenone, un'acidità conservata con cura maniacale a rinfrancare la bocca, una grazia aromatica mai sfacciata, il finale di zucchero di canna.

Tuttavia, i gusti personali mi riconducono senza esitazione al “Lumine” o al “Sant'Ilario”, perché se la maggior carbonica mette festa nel bicchiere mi pare, tuttavia, che diminuisca appena la definizione dei profumi.

Quel filo in più di alcol a scapito della dolcezza, la maggior pressione di bollicina, lo rendono più neutro negli aromi, più facile da bere, ma gli sottraggono parte della suadenza del principale sapore infantile.

Si tratta comunque, ed giusto ripeterlo visto il livello di raffinatezza, di una pura questione di preferenza.

In retro-etichetta si legge "spumantizzazione settembre 2016".







sabato 31 dicembre 2016

Nusserhof - VdT Weiss "B......." 2013

100% Blaterle - 12%


Storia... il vitigno é il Blatterle, brutto anatroccolo della viticultura dell'Alto Adige, fino a 50 anni or sono la varietà a bacca bianca più coltivata in Valle Isarco, ora strenuamente difeso in piccoli fazzoletti di terra da alcuni produttore e dai Masi contadini.

Storia... il produttore é Heinrich Mayr del Nusserhof, suo padre Josef Mayr-Nusser é martire della fede Cattolica. Reclutato a forza nell'esercito tedesco alla fine della seconda guerra mondiale, venne deportato per aver rifiutato di giurare fedeltà ad Adolf Hitler viste le nefandezze compiute, profondamente contrarie alla sua morale e alla sua fede. Sono ateo, ma queste cose segnano il cuore.

Presente... il Maso Nusser ha resistito all'espansione della città di Bolzano, in periferia, ma praticamente a 10 minuti di buon passo dal centro, Heinrich porta avanti la coltivazione di questo vecchio vitigno, uno fra i pochi rimasti.

La bottiglia consiglia di sentire il vino a 16° in bicchieri da rosso, sono diffidente su questi consigli ma ho voluto provare.

La sciocca burocrazia Italiana che nega ad un vitigno storico della Valle Isarco il nome in etichetta, ha costretto il produttore a ripiegare su una "B" con tanti puntini. Idem per il millesimo, riportato a parte sul retro...

Il giallo è magnifico, giustamente ostentato con un vetro trasparente, dalla densità di colore non comune.

In profumo è inconsueto, strano, affascinante, costringe a cercare profondamente le radici di tale complessità.

Dapprima una speziatura allo stesso tempo dolce e pungente, con miele e pepe, cera d'api e resina, legno e tiglio... poi la parte fruttata di marmellata di albicocche e ananas sciroppato.

In bocca regala una calda accoglienza, quasi un leggero spessore tannino, sapidità e morbidezza sono i protagonisti, con la freschezza solo a supporto complice la temperatura di servizio suggerita.

Una coerente espressione aromatica porta ad una lunga chiusura di garofano, grafite e cedro candito.





Bottiglia che gioca di intensità e particolarità di aromi... la risento volentieri tutte le volte che mi capita, sono veri sorsi di storia.

Domaine Zind Humbrecht, Alsace Grand Cru Brand Riesling 2012

100% Riesling - 13%


Il naso gioca di sottiliezza ed eleganza, rosa bianca e gialla, polline, bastoncino di zucchero, illude quasi a voler nascondere la potenza del sorso.

In bocca un volume che inizia sapido, dalla una spinta aromatica inattesa a portare miele, albicocca disidratata, il segno marcato della Botrytis, quando arriva a focalizzare quasi il frutto rosso.

Il finale è dolce di qualche generoso grammo di zucchero residuo, una morbidezza sottile dopo tanta mineralità e freschezza. La compostezza assoluta in bocca, tutti i gusti stimolati in modo abile.



La maturità dell'uva, una mano da orafo, un vitigno nobile, una gran bottiglia.

lunedì 26 dicembre 2016

Sorprese... - Degustazione BdB Onav 19/12/2016

Degustare alla cieca mette a confronto con i propri gusti, o con quelli che si pensa siano i propri gusti... e a volte capitano delle sorprese.

Agli eventi di Sergio partecipo sempre volentieri, e chiudere l'anno con la bollicina é stato davvero un richiamo troppo invitante. A condurre la serata Daniela Guiducci, che non conoscevo, mi ha colpito per l'impostazione molto tecnica che ha seguito, non per nulla ho poi scoperto essere laureata in enologia.

Tecnica e piacevolmente vivace... nel tentativo di scattarle una bella foto ne ho fatte diverse che ho poi composto in un collage, proprio per rendere l'idea del movimento. Comunque, molto preparata e brava nel mantenere l'attenzione delle persone, con una parte iniziale sulla storia e caratteristiche generali dello Chardonnay.


Della sua espressione come Metodo Classico hanno invece parlato gli spumanti nei bicchieri, con 8 Blanc de Blancs serviti alla cieca in batterie da 4. Sapevamo solo di avere uno Champagne, uno senza solfiti, tutti da soste medio-lunghe sui lieviti e dosaggi bassi.

L'impressione generale é stata “beh se 7 di questi sono Italiani allora non siam messi poi così male”... e son cose che fanno piacere. Fra tutti due bottiglie veramente eccellenti che, una volta scoperti, sorpresa nella sorpresa, si sono rivelate essere della Franciacorta!!!

Miglior spumante della serata il Satén “Museum Release” 2006 di Ricci-Curbastro che coniuga potenza ed eleganza, complessità senza rinunciare alla freschezza, confermando che questo millesimo sulle lunghe soste riesce a regalare cose straordinarie dallo Chardonnay.

Appena dietro, ma forse solo per una questione personale di affinità, il Mirabella ”Elite” prodotto senza solfiti, con in totale meno di 10mg/l di residui, tanto da non dover riportare l'indicazione di presenza in etichetta. Bellissimo nell'accostare sensazioni di gioventù ad evoluzione, in cui lo stile ossidativo é controllato con maestria, conferisce profondità e toni fruttati molto particolari.

Molto buono anche l'inconsueto Blanc de Blancs dell'Oltrepò Pavese prodotto dalla Tenuta Scarpa-Colombi, capace di rendere lo Chardonnay in modo nitido, con toni in parte biscottati, in parte fragranti di fiori e frutti. Uno spumante che gioca di gioventù e ha sfoderato una tenuta all'aria straordinaria.

Mi sarei aspettato di più dal Giulio Ferrari 2004 e dalla Riserva Hausmannhof 2006, soprattutto come espressività. Del primo non sono stupito, fin da prima dell'uscita ufficiale ne ho sentite diverse bottiglie e ho riscontrato una certa variabilità... alcune straordinarie, altre per ora semplicemente molto buone, come questa.

Della Riserva di Haderburg, figlia di un'annata che con il tempo deve assolutamente rendere, penso che lo si debba aspettare, visto che in questo momento la potenza della carbonica domina e lo limita ancora nel gusto.

Interessante il Nature 2010 della Cantina DaVinci di Richard Cavazzuti, che mi ha colpito per una salinità che spiccava sugli altri. Forse perché il vigneto é a Riolo Terme, un terroir decisamente inconsueto per la spumantistica. Ho provato a coccolarlo un po', é uno dei due calici della prima batteria che ho conservato fino alla fine, ma non ha avuto il rapporto con l'ossigeno che speravo.

Nel complesso comunque 8 belle bottiglie, con votazioni comunque alte per il mio classico “braccino corto”. Forse anche il clima Natalizio ha influito, ma in queste degustazioni valgono più le differenze reciproche che non il valore assoluto. E conta il fatto che parecchi di questi spumanti li metterei in cantina...

Tenuta Scarpa-Colombi – VSQ Brut Metodo Classico n.m. - 88pt
Mirabella – Franciacorta “Elite” n.m. - 91pt
Cantina DaVinci – Metodo Classico Blanc de Blancs Nature 2010 – 86/87pt
Cocchi – Alta Langa Brut Bianc’d Bianc 2010 – 85pt
Champagne de la Renaissance – Champagne Brut 1er Cru “Terroir” n.m. - 86/87pt
Haderburg – AA Metodo Classico Riserva Hausmannhof Brut 2006 – 87/88pt
Ricci-Curbastro – Franciacorta Satén Brut “Museum Release” 2006 – 92pt
Ferrari Spumanti – Trento Doc “Giulio Ferrari Riserva del Fondatore” 2004 – 88/89pt



Tenuta Scarpa-Colombi – VSQ Brut Metodo Classico n.m.
13% - Tirage 06/2012, Sboccatura 06/2016
Buona densità di colore, un giallo pieno da caramella, avvolto da mousse abbondante. Profumi intensi e nitidi di nocciole, sfumature tostate, fetta biscottata, agrumi canditi. In bocca ha una bolla minutissima e abbondante, l'attacco é inizialmente appena slegato, dolce sulla punta della lingua, poi parte l'acidità con una bella profondità salina e nel complesso si rasserena tantissimo. Il finale é fruttato, lungo e dalla freschezza vibrante. Il ritorno al naso lo trova arricchito della dolcezza di fiori bianchi. Tenuta all'aria straordinaria, il primo versato non aveva ceduto di un millimetro quando l'ho dovuto sacrificare, con rammarico, per la seconda batteria. 88pt



Mirabella – Franciacorta Extra Brut “Elite” n.m.
12.5% - Sboccatura 07/2015 (non riporta “contiene solfiti”)
Ha la stessa profondità di colore del precedente, ma con qualche sfumatura verdolina. Molto bello il perlage. Naso fruttato di pesca gialla matura, zucchero filato, segue una parte jodata, fin quasi ad essere aromatico di litchi. Si indovina anche un filo elegantissimo di evoluzione, che porta ricordi di uva passa e miele. Sorso rifinito, di mela gialla matura, susina, una bellissima acidità fruttata dolce. La masticazione svela finalmente lo stile ossidativo, condotto con quel controllo che impreziosisce e non compromette. Davvero molto, molto, bello. 91pt




Cantina DaVinci – Metodo Classico Blanc de Blancs Nature 2010
12.5% - Sboccatura 07/2015
Giallo dorato brillante, quasi dalla venatura ramata con perlage ineccepibile. Profumi dolci, soffici, vanigliati, fragranti di pasta lievitata. Bocca salatissima, a dir poco particolare, sembra di percepire una sottile trama tannica, la chiusura é un'esplosione metallica di acidità che esalta ulteriormente la vena sapida... e non mi dispiace per nulla. Avesse un filo di espressione aromatica in più, farebbe un bel salto in avanti. Purtroppo non evolve all'aria come speravo. 86/87pt



Cocchi – Alta Langa Brut Bianc’d Bianc 2010
12.5% - Sboccatura 2016
Al limite del dorato, di grande trasparenza e bollicina raffinata. Naso delicato, dolce, anche in questo si indovina quasi una vena aromatica, un inizio di terziario da cioccolato al latte. Sorso particolare, un filo diluito, una tendenza amarognola da eccesso di mineralità in chiusura. Il ritorno ai profumi aggiunge appena ricordi di frutta tropicale e banana. 85pt



Champagne de la Renaissance – Champagne Brut 1er Cru “Terroir” n.m.
12%
Spuma bianchissima e abbondante, il colore ha tonalità chiare e molto luminose. Naso floreale, dolce di zucchero filato, con una bella espressione minerale. Sorso pieno, con la sensazione di arancio ben maturo, una carbonica cremosa che alla masticazione porta agrumi in confettura e sensazioni jodate. La realizzazione é sopraffina, tuttavia la spinta aromatica non é così convincente. 86/87pt



Haderburg – AA Metodo Classico Riserva Hausmannhof Brut 2006
12.5% - Sboccatura 2016
Colore che gioca fra il ramato e il dorato. Profumi raffinati di camomilla, fruttati di pera matura, sottili in una vena di liquirizia e spezie. Sono tonalità che riprendono amplificate in bocca, dove la carbonica é pungente ed esalta la speziatura di miele e budino alla vaniglia, gli aromi dolci di pesca tabacchiera, sfumature terziarie. Tutto molto sfumato però... Il ritorno al naso porta ora ricordi balsamici di resina e aghi di pino. L'impressione di uno spumante in via di assestamento. 87/88pt



Ricci-Curbastro – Franciacorta Satén Brut “Museum Release” 2006
12.5% - Sboccatura 06/2015
Si presenta nel bicchiere con sfumature di un paglierino luminoso, ricco e pieno. La conferma in un naso estremamente agrumato in fiori e frutti, giovane, che richiama un paesaggio marino, salino e jodato, minerale di sabbia e conchiglie scheggiate. Bocca potente e ugualmente elegante, la masticazione esalta una freschezza vitale di arancia gialla e mandarino. Un filo di liquirizia porta complessità, i ricordi tostati regalati dalla lunga sosta sui lieviti lo completano. Grande bottiglia. 92pt



Giulio Ferrari – Trento Doc Extra Brut “Riserva del Fondatore” 2004
12.5% - Sboccatura 2016
Una sfumatura appena dorata, con un riflesso luminoso da metallo lavorato. Naso di frutta tropicale e pesca gialla, fragrante di biscotto e pasticceria, indubbiamente fine ed elegante. Sorso che inizia agrumato e dalla carbonica potente, evolve poi su lunghissimi toni sapidi, quasi a portare il mare nel bicchiere. Aromaticità finale di nettarina bianca e rosa dello stesso colore. Evidente che sia una bottiglia nobile, ma é come se avesse la potenza aromatica con il freno a mano tirato. 88/89pt